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	<title>Notizie dall&#039;Inferno &#187; Veltroni</title>
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		<title>La disfatta della sinistra, vero -fatto- politico degli ultimi 15 anni</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Apr 2009 07:12:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mr.Wolf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Scritto da Andrillo Domenica 29 Marzo 2009: la consacrazione del neonato e già vincente Partito delle Libertà -tenutasi nel corso di un â€œhappeningâ€ che solo una superficiale abitudine linguistica può definire congresso di partito- è una buona ennesima occasione per riflettere sui quindici anni appena trascorsi di storia della nostra nazione. Questo periodo, secondo molti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Scritto da Andrillo</em></p>
<p>Domenica 29 Marzo 2009: la consacrazione del neonato e già vincente Partito delle Libertà -tenutasi nel corso di un â€œhappeningâ€ che solo una superficiale abitudine linguistica può definire congresso di partito- è una buona ennesima occasione per riflettere sui quindici anni appena trascorsi di storia della nostra nazione.</p>
<p>Questo periodo, secondo molti, dovrebbe essere letto nel segno dellâ€™avventura personale di Silvio Berlusconi. La sua parabola politica e imprenditoriale (forse giunta a un vertice? o forse no?) sarebbe il vero fulcro della storia italiana degli ultimi decenni, intorno a cui anche il prossimo futuro dovrà snodarsi.</p>
<p>Eppure anche oggi, guardando indietro, non è tanto lâ€™avventura berlusconiana a stupire: ciò che il cavaliere ha fatto in questi anni non ha, a ben vedere, mai fornito reali motivi di sorpresa, essendosi il suo percorso sempre sviluppato secondo una fondamentale linea di coerenza; come anche tutto sommato coerenti sono stati i comportamenti e le scelte di chi allâ€™iniziativa berlusconiana si è nel tempo associato. Il fenomeno veramente interessante, quello che più di altri ha caratterizzato la storia recente del paese, è piuttosto la disfatta totale, consumata nellâ€™arco di quindici anni, delle forze politiche che hanno costituito il centrosinistra.</p>
<p>Più della destra, questâ€™area politica si presentò sul teatro della politica agli inizi degli anni novanta con le migliori credenziali e le più concrete opportunità per assumere la guida della nazione. Forte di una solida base di consenso popolare, ben rodata nella pratica amministrativa e nellâ€™esperienza politica, saldamente fondata nelle ideologie di riferimento e ricca di competenze e figure di grande autorevolezza, la sinistra ha avuto concretamente nelle sue mani lâ€™opportunità â€œstoricaâ€ di governare il paese; non solo nellâ€™ambito strettamente politico, ma anche in quello industriale, associativo e culturale. Eâ€™ evidente, oggi, come questa occasione sia stata sciaguratamente mancata.</p>
<p>Una classe dirigente meschina e dissennata ha dissipato in pochi anni un patrimonio politico prezioso, lasciando in milioni di cittadini una bruciante delusione, tanto più furiosa quanto maggiore erano stati lâ€™impegno e la fiducia data. Le responsabilità cruciali della disfatta, a ben vedere, si possono ricondurre a un preciso gruppo di massimi dirigenti politici, composto da non più di una ventina di personaggi chiave, fra cui spiccano le quattro figure di Dâ€™Alema, Rutelli, Veltroni, Bertinotti. Queste persone hanno consumato lâ€™opportunità storica della sinistra in un effimero festino, tutto focalizzato sui protagonismi individuali, vendendosi (è il caso di dirlo!) lâ€™occasione che era data alla sinistra per un piatto di lenticchie. Ancora, queste persone, hanno fin troppo facilmente cooptato al loro disegno di occupazione delle istituzioni una disponibile e ottusa burocrazia di quadri intermedi di partito. La truppa così assortita, composta da burocrati e improbabili â€œstarâ€ ha rapidamente estromesso o marginalizzato tanti altri personaggi meritevoli, qualificati, capaci e animati da ben più degne motivazioni, dal cuore delle loro stesse organizzazioni politiche, e più in generale da tutte le reti di relazione che collegavano queste alla società civile e al mondo del lavoro e dellâ€™economia.</p>
<p>Avidi e irresponsabili, convinti di poter finalmente giocare la loro personale partita a scacchi per il successo individuale allâ€™interno di un â€œgothaâ€ inamovibile, questi dirigenti hanno prima condizionato, poi sabotato e infine licenziato i governi che loro stessi avevano costituito. Più volenti che nolenti, hanno cercato e prontamente trovato la collaborazione di pericolosi alleati estemporanei che, allâ€™inizio portatori dâ€™acqua, hanno poi avuto un ruolo decisivo nel costruire lâ€™inestricabile sistema clientelare e di veti incrociati che ha paralizzato e infine mandato a picco lâ€™azione politica della sinistra di governo. Dopo decenni passati a predicare la rettitudine e lâ€™efficienza amministrativa, lâ€™orda ha saccheggiato le istituzioni che gli erano affidate moltiplicando la spesa pubblica e la burocrazia in unâ€™orgia di clientela, autocompiacimento e nepotismo. Licenziati o marginalizzati tanti, troppi insigni giuristi, economisti, tecnici e onesti amministratori che pure avevano a disposizione, i dirigenti della sinistra hanno insediato sulle poltrone di molte istituzioni di cruciale importanza (ministeri, regioni, comuni) personaggi di sbalorditiva e plateale inadeguatezza: yes-men ossequianti, ignoranti supponenti, vanesi indisponenti, arruffapopoli rabbiosi, buffoni telegenici; tutti fondamentalmente incapaci; e più o meno boriosi. Ognuno di noi potrebbe citare decine di nomi, e farne lâ€™elenco, qui, sarebbe troppo lungo!</p>
<p>Così facendo, una volta arrivati al potere, i massimi dirigenti della sinistra hanno rapidamente accantonato e omesso di affrontare le priorità che loro stessi avevano precedentemente indicato, e che i loro elettori sapevano reali: riforma dellâ€™amministrazione, risanamento del bilancio dello Stato, affermazione dei principi del merito e della competenza, partecipazione, responsabilità nellâ€™incarico.</p>
<p>La gravità di questo tradimento e dello sbandamento politico che ne è conseguito è tanto maggiore quanto realmente cruciale per lâ€™Italia è stato il periodo in cui questo processo si è consumato. Il paese proprio in questi anni era attraversato da trasformazioni imponenti, e subiva lâ€™impatto di decisivi fattori di crisi: crescita economica nettamente inferiore a quella delle altre nazioni europee, ristagno degli investimenti, arrivo di milioni e milioni di immigrati, drastico invecchiamento della popolazione, brusca accelerazione dei processi di globalizzazione economica. E, più specificamente sul piano politico, il chiaro configurarsi come unica alternativa alla sinistra del disegno berlusconiano-finiano-bossista, con tutti i suoi contenuti ben noti da sempre e una base culturale naturale di consenso in continua espansione. La massima dirigenza della sinistra non doveva e non poteva ignorare tutto questo quando, sciagurata, preparava il proprio fallimento. E per questo deve essere giudicata politicamente colpevole dello squallido epilogo della stagione che lâ€™ha vista protagonista.</p>
<p>Eâ€™ in questa disfatta che deve riconoscersi il vero fatto politico degli ultimi quindici anni, non nel successo che, conseguentemente, è stato colto dalle forze che oggi guidano il paese. La sinistra non è stata sconfitta da Berlusconi, Bossi e Fini. La sinistra si è suicidata con le proprie mani, e il suicidio è conseguenza diretta del protagonismo delirante dei suoi massimi leader. Questo dicono i fatti, e anche i numeri del consenso elettorale, a volerli leggere.</p>
<p>Basta ricordare un solo dato, fra tanti, che ben testimonia il senso del fallimento: il confronto fra i due risultati ottenuti dal PD, a Roma, nelle consultazioni 2008 rispettivamente sulle schede per lâ€™elezione del sindaco (candidato Francesco Rutelli: 34% di consensi sui votanti) e su quelle simultaneamente compilate per la Camera e il Senato (circa 41%, in entrambi, sempre sul totale dei votanti). Di quegli elettori che hanno votato per il PD alle politiche, quasi uno su cinque non ha voluto, non ha potuto sottoscrivere la candidatura di Rutelli! Eâ€™ proprio in questa differenza che si misura la rabbia di un elettorato tradito, e il suo scontento nei confronti della leadership. Non si dimentichi che nella stessa consultazione si manifestarono le severe sconfitte nei collegi senatoriali di Lazio, Campania, Piemonte, Calabria, regioni queste dove il governo della sinistra e la sua leadership aveva più che altrove inteso rappresentare la propria â€œcifraâ€. Ed infine, si tenga conto del drammatico aumento dellâ€™astensione che si ebbe in quelle consultazioni. In buona sintesi, lâ€™anatomia della sconfitta del 2008 dimostra che il più significativo â€œfattoâ€ politico del periodo storico che si è concluso è lo sfacelo dellâ€™esperienza politica della sinistra di governo, materializzato nello scontento del suo elettorato di riferimento per lâ€™operato dei suoi massimi dirigenti.</p>
<p>Il successo della destra, che oggi si celebra nel â€œtrionfoâ€ del partito unico, pienamente meritato sul piano democratico, va principalmente letto come il riempimento di un vuoto, come lâ€™occupazione di un teatro operativo lasciato sguarnito dalla disfatta delle forze precedentemente presenti. Per questo epilogo, lâ€™elettore della sinistra ringrazia i â€œmandariniâ€ della conclusa stagione.</p>
<p><em><a href="http://notiziedallinferno.com/forum/politica-nazionale/la-disfatta-della-sinistra-vero-%27fatto%27-politico-degli-ultimi-15/msg1349/#msg1349" target="_blank">Postato da Andrillo nel Forum Politico di Notizie dall&#8217;Inferno<br />
</a></em></p>
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		<title>Di Pietro le canta a Veltroni</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jul 2008 13:19:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mr.Wolf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;opposizione al Governo (!) c&#8217;è una diversa opinione sul come fare opposizione. Le alternative, sono rappresentate dai due leader dei partiti che si sono presentati uniti: Veltroni-PD e Di Pietro-IdV. E&#8217; notoria la vena &#8220;sanguigna&#8221; dell&#8217;ex magistrato, mentrte in maniera opposta Veltroni ha scelto un profilo &#8220;molto moderato&#8221;, con quel &#8220;pacatamente&#8221; che è diventato un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;opposizione al Governo (!) c&#8217;è una diversa opinione sul come fare opposizione.<br />
Le alternative, sono rappresentate dai due leader dei partiti che si sono presentati uniti: Veltroni-PD e Di Pietro-IdV.</p>
<p>E&#8217; notoria la vena &#8220;sanguigna&#8221; dell&#8217;ex magistrato, mentrte in maniera opposta Veltroni ha scelto un profilo &#8220;molto moderato&#8221;, con quel &#8220;pacatamente&#8221; che è diventato un tormentone quasi comico.<br />
Durante la campagna elettorale, il tono &#8220;pacato&#8221; di Veltroni gli ha consentito di apparire come il portatore di un nuovo tipo di politica, basata su un dialogo, appunto, pacato, senza toni rissosi e volenteroso di trovare il dialogo con l&#8217;avversario.</p>
<p>Purtroppo, ad elezioni perse, il tono è rimasto lo stesso, quasi non si fosse accorto di quello che è successo.<br />
E nonostante tutto quello che succede, non si riesce a capire il profilo che vuole tenere.<br />
Come può pensare di fare opposizione cercando un dialogo con una controparte che ha dimostrato di voler fare quello che vuole infischiandosene del dialogo ?</p>
<p>Neanche davanti ad una approvazione di una legge scandalosa come quella sul Lodo Alfano, Veltroni si è sbloccato da questo suo improduttivo atteggiamento, quasi non volesse per niente opporsi, facendo quasi pensare ad una sua &#8220;accondiscendenza&#8221;.</p>
<p>Di contro, il tenace Di Pietro ha cercato di trascinare la gente in piazza, facendo partire la manifestazione che, nonostante l&#8217;intervento dei personaggi dello spettacolo come Grillo e Sabina Guzzanti abbia provocato reazioni durissime, ha comunque dato un segnale forte, facendo vedere che esiste una parte della popolazione che chiede una vera opposizione.<br />
Veltroni, come tutti sappiamo, ha preferito non partecipare, perdendo, secondo me, l&#8217;occasione di far vedere che una opposizione la vuole fare.</p>
<p>Cosa ci propone ? Una petizione in autunno&#8230; a cose fatte.</p>
<p>Oggi, si è registrata una risposta di Di Pietro:</p>
<blockquote><p>&#8220;E&#8217; un po&#8217; complicato, ma ce la faremo. Insieme possiamo fermare il diavolo&#8221;. Antonio Di Pietro lancia un appello dal suo blog ad &#8220;a tutte le altre forze politiche, sindacali, associative e culturali&#8221; di unirsi all&#8217;Idv per &#8220;dimostrare che non facciamo solo parole&#8221; e annuncia: &#8220;noi dell&#8217;Italia dei Valori siamo da subito disponibili a rinunciare alle ferie, e uniamo le nostre forze ed entro il 30 settembre depositiamo 500, 600, 700 mila firme&#8221; per il <strong>referendum contro il Lodo Alfano</strong>, che ribadisce &#8220;e&#8217; immorale&#8221;. Il leader dell&#8217;Idv non rinuncia a lanciare una frecciata al Pd che ha lanciato un petizione di 5 milioni di firme contro il governo Berlusconi: &#8220;il partito democratico vuole fare le petizioni di 5 milioni di firme, ma con la petizione che ci fai? te la mangi? questo e&#8217; un atto che serve perche&#8217; produce un referendum, mentre la petizione dice soltanto &#8216;quanto sei brutto e cattivo brutto lupo&#8217; e quello dice &#8216;chi se ne frega, io intanto faccio il lupo&#8217;&#8221;.<br />
Fonte: <a href="http://www.repubblica.it/news/ired/ultimora/2006/rep_nazionale_n_3233116.html?ref=hpsbdx1">repubblica.it</a></p></blockquote>
<p>Personalmente, sono completamente d&#8217;accordo con Tonino, la petizione è un&#8217;atto inutile, non serve a nulla se non a legittimare una leadership di Veltroni.<br />
Ma nei confronti di un &#8220;caimano&#8221;, le parole contano poco.<br />
Sono i fatti che contano, sono i fatti che servono.<br />
E a fatti, Veltroni ed il suo entourage stanno a zero.</p>
<p>Davvero una cosa poco comprensibile, questo atteggiamento.<br />
Verrebbe quasi da pensare che tutto faccia parte di un &#8220;piano&#8221; già concordato, un progetto che in campagna elettorale veniva chiamato &#8220;Veltrusconi&#8221;.</p>
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		<title>Siamo stanchi di miracoli</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Apr 2008 12:51:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mr.Wolf</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
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		<description><![CDATA[di ILVO DIAMANTI Riflettere sul voto il giorno in cui si vota rischia di essere frustrante. Per chi scrive e per chi legge. Nel giorno del voto si attende solo l&#8217;esito del voto. Il dopo. Sul &#8220;prima&#8221; è stato detto tutto quel che c&#8217;era da dire. Semmai, qualcosa di più. Ma questa volta la frustrazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di ILVO DIAMANTI</em><br />
Riflettere sul voto il giorno in cui si vota rischia di essere frustrante. Per chi scrive e per chi legge. Nel giorno del voto si attende solo l&#8217;esito del voto. Il dopo. Sul &#8220;prima&#8221; è stato detto tutto quel che c&#8217;era da dire. Semmai, qualcosa di più. Ma questa volta la frustrazione dell&#8217;analista, se possibile, supera le occasioni precedenti. Per due ragioni, almeno.<br />
La prima: si ha l&#8217;impressione di assistere al secondo turno delle elezioni del 2006. Che si svolge non due settimane, ma due anni dopo. L&#8217;equilibrio sostanziale del voto, alla Camera; la mancanza di una maggioranza reale al Senato: hanno costretto Prodi quasi a &#8220;fingere&#8221; di governare.</p>
<p>Un tentativo generoso quanto improbabile. Assediato dall&#8217;esterno e dall&#8217;interno. Dall&#8217;opposizione di Berlusconi, che ha continuato a &#8220;disconoscere&#8221; la legittimità del risultato. E dai sedicenti alleati, mossi da fini particolari e particolaristici, alla ricerca continua di visibilità e distinzione.</p>
<p>La seconda ragione che rende difficile presentare questa consultazione riguarda l&#8217;incertezza. (a) Quella degli elettori, che continua ad essere alta. D&#8217;altronde, due anni fa il 9% dichiarò di aver deciso per chi votare nelle ultime 24 ore. Il 6% il giorno stesso. E questa volta l&#8217;indecisione è accentuata, in parte, dalle novità dell&#8217;offerta politica. Partiti nuovi, sigle nuove, alleanze nuove. (b) L&#8217;incertezza degli analisti, degli esperti di opinione pubblica, dei pollster (sondaggisti). Mai come in questa occasione i sondaggi sono stati citati, presentati e pubblicati un po&#8217; dovunque. Da sigle e figure note e da altre meno note. Alcune perfino ignote. Usati dai candidati in campagna elettorale, come strumenti di persuasione. Branditi come armi di propaganda. O ancora: ripudiati. Sondaggi e sondaggisti. A seconda dell&#8217;interesse e dell&#8217;opportunità. Anche a prescindere dagli abusi che hanno contrassegnato il ricorso ai sondaggi, è diffusa, fra gli esperti, l&#8217;impressione che al fondo della decisione di voto vi sia un fondo difficile da esplorare. Irraggiungibile a ogni tentativo di scavo. Non solo per imperfezioni e imprecisioni metodologiche. PerchÃ©, più semplicemente, molti elettori, alla fine, decidono diversamente da come pensavano solo pochi giorni prima. PerchÃ©, inoltre, in molti casi oppongono un atteggiamento reticente a chi si propone di sondare la loro scelta. Talora &#8211; non di rado &#8211; mentono.<br />
D&#8217;altronde, diversamente da altrove, in Italia il voto continua a marcare l&#8217;identità personale. Un segno di riconoscimento. E di stigmatizzazione.</p>
<p>Per cui, incerti gli elettori, gli analisti e i sondaggisti: l&#8217;esercizio di pre-vedere diventa frustrante. Molto meglio, allora, vedere. Dopo che l&#8217;esito sarà più chiaro.</p>
<p>Più che riproporre bilanci oppure lanciare appelli (non ne saremmo capaci), dunque, di questa elezione sembra utile sottolineare i numerosi, rilevanti elementi di novità proposti. Insieme alla continuità di fondo che li lega.</p>
<p>1) In queste elezioni si sperimenta la capacità di attrazione di due nuovi partiti &#8220;larghi&#8221;: Pd e Pdl. Due contenitori, in cui convergono identità, componenti sociali, interessi e culture differenti. Due partiti maggioritari e personalizzati. Presidenziali, diremmo. <strong>Un modello imposto dal Pd</strong>, alle primarie dello scorso ottobre. Dopo un cammino lungo 12 anni. <strong>E riprodotto, in fretta, da Berlusconi, un mese dopo, con il Pdl</strong>. Non solo per il timore di recitare la parte del &#8220;vecchio avanzato&#8221;; lui, che, dopo il crollo della prima Repubblica, ha interpretato &#8220;il nuovo che avanza&#8221;. Anche perchÃ©, in questo modo, ha potuto allargare il suo &#8220;<strong>partito personale</strong>&#8220;, facendo confluire, nel medesimo alveo, An accanto a Fi. <strong>Senza congressi, dibattiti, confronti. Senza consultazioni nÃ© primarie</strong>. Così: con un colpo d&#8217;ala. Secondo lo stile &#8211; e il temperamento &#8211; del Cavaliere.</p>
<p>2) Nuovo appare anche l&#8217;orientamento della campagna elettorale. Per la prima volta, dal 1994 a oggi, non ha riprodotto i toni e l&#8217;andamento di una campagna militare. Anzi, semmai, è apparsa un po&#8217; pallida. Sottovoce. Rutilante solo per quel che riguarda le promesse promesse. Tante, troppe. Spesso poco credibili. Comunque, poco fondate. Una campagna sottotraccia. Fino alla vigilia. <strong>A una settimana dal voto. Quando il Cavaliere ha ceduto alla sua indole.</strong> Ãˆ tornato il Caimano. In pochi giorni, <strong>ha attaccato Di Pietro e i magistrati. Le istituzioni ostili. Ha suggerito</strong> (come &#8220;ipotesi di scuola&#8221;, ovviamente) <strong>le dimissioni di Napolitano</strong>. Si è, finalmente, liberato dell&#8217;atteggiamento &#8220;educato&#8221; verso Veltroni e il Pd. Ultimi eredi &#8211; mascherati &#8211; della tradizione comunista. Ha permesso, in questo modo, a Walter di smettere, per un momento, il volto sorridente di Obama. E di usare, come un&#8217;arma, lo stile politicamente corretto. Marcando la distanza fra Obama e il Caimano.</p>
<p>3) Decisamente nuovi, infine, gli attori. Il confronto personale, infatti, non ha opposto Berlusconi a Prodi. Per la prima volta, dal 1994. PerchÃ©, anche nel 2001, quando il centrosinistra candidò Rutelli, si percepiva l&#8217;ombra lunga di Prodi. Il leader dell&#8217;Ulivo. Ma oggi il professore è fuori gioco. Il leader del Pd è Veltroni. Il che costituisce una novità. Come è nuova la presenza autonoma di altri leader. Casini: fino ad oggi fedele a Berlusconi. Lo stesso Bertinotti. Il cui avversario da battere è la logica del voto utile. Impersonata da Veltroni.</p>
<p>4) Tante novità, tuttavia, avvengono dentro strutture politiche e normative largamente tradizionali, per non dire vecchie. Ãˆ il paradosso italiano. L&#8217;ossimoro nazionale. Per cui partiti maggioritari, partiti personalizzati e quasi personali si sviluppano dentro una legge elettorale proporzionale e &#8220;partitocratica&#8221;. Si assiste a una campagna di tipo presidenzialista, fra due candidati presidenziali: senza presidenzialismo. Alla sfida diretta, quasi &#8220;privata&#8221;, <strong>fra Berlusconi e Veltroni: senza neppure un faccia a faccia in televisione</strong>. Si mira, esplicitamente, a superare l&#8217;antiberlusconismo, ad abbattere il muro di Arcore. Con la presenza e il contributo di Silvio Berlusconi. Inventore della seconda Repubblica; dal 1993, al centro della scena politica e di ogni competizione elettorale.</p>
<p>Ãˆ proprio vero: noi italiani siamo &#8220;strani&#8221;, come ha rammentato ieri Marc Lazar, sulle colonne di questo giornale. Confidiamo sempre della nostra proverbiale &#8220;arte di arrangiarci&#8221;. Contiamo di cambiare tutto lasciando tutto uguale a prima. Bravi a reagire alle emergenze, noi italiani. A inventare qualcosa di nuovo, quando tutti ci danno per finiti. A sorprendere e a sorprenderci. In attesa di uomini della provvidenza, inviati (e, magari, unti) dal Signore.<br />
Personalmente, però, saremmo stanchi di miracoli.</p>
<p>(13 aprile 2008) Fonte : <a href="http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/politica/verso-elezioni-21/mappe-13apr/mappe-13apr.html">www.repubblica.it</a></p>
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		<title>Il solito melodramma</title>
		<link>http://www.notiziedallinferno.com/il-solito-melodramma</link>
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		<pubDate>Sun, 13 Apr 2008 12:24:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mr.Wolf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di VITTORIO ZUCCONI Tra il &#8220;comic book&#8221; e il melodramma, come la sceneggiatura di un brutto film che rimastica se stesso senza mai arrivare a un finale, queste elezioni italiane del 2008 sembrano a chi le guarda da oltre i confini ancor meno comprensibili e ancor più deprimenti di quelle che le hanno precedute. Un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di VITTORIO ZUCCONI</em></p>
<p>Tra il &#8220;comic book&#8221; e il melodramma, come la sceneggiatura di un brutto film che rimastica se stesso senza mai arrivare a un finale, queste elezioni italiane del 2008 sembrano a chi le guarda da oltre i confini ancor meno comprensibili e ancor più deprimenti di quelle che le hanno precedute. Un personaggio da fumetti, che ripropone 14 anni dopo sempre lo stesso &#8220;mix di gaffes, potere mediatico, promesse stravaganti e gigioneria&#8221; (Il Times di Londra) duella contro un &#8220;Mr. Nice Guy&#8221;, il signor Gentile, lo &#8220;Italy&#8217;s Obama&#8221; come lo aveva battezzato lo stesso quotidiano londinese, che si propone come &#8220;tutto ciò che Berlusconi non è&#8221;, &#8220;un unificatore contro un polarizzatore&#8221;, un possibile campione dei più giovani contro i più vecchi.</p>
<p>E attorno a loro il pulviscolo orbitante di &#8220;usual suspects&#8221; che fanno, a chi ci vuole ancora bene e di noi si occupa, tristezza, nella concorde profezia internazionale del &#8220;declino&#8221;.</p>
<p>Ci fu, vissuto a Washington, a Londra o a Bruxelles, il tempo teso dei moniti paternalistici lanciati dai tutori americani a votare &#8220;bene&#8221;, vale a dire qualunque partito non fosse comunista. Ci furono poi il tempo dell&#8217;angoscia, per la nostra nazione che sembrava sbandare verso la guerriglia, il tempo dello sbalordimento, per un&#8217;Italia che <strong>in pochi mesi finse di rifondare la Repubblica</strong>, il tempo dello stupore per <strong>i secessionisti da commedia dialettale</strong> con le ampolle di acqua santa del Po, dell&#8217;ironica sorpresa per i<strong>l &#8220;tycoon&#8221; venuto dal nulla</strong> che l&#8217;Economist pronunciò seccamente, nel 2001, &#8220;<strong>unfit to govern</strong>&#8220;, incapace e inadatto a governare. E venne infine questo 2008, il tempo brutto della commiserazione per questa elezione sempre incomprensibile, ma in fondo perfettamente simbolica, <strong>scrive il Guardian, di &#8220;una nazione che non riesce a sbarazzarsi della propria spazzatura dalle strade delle città e dei rottami dai palazzi del potere&#8221;</strong>.</p>
<p><strong>L&#8217;autoannunciato ritorno di &#8220;Mr. Berlusconi&#8221; non è un evento semplice da capire e spiegare per i media e per il pubblico di grandi nazioni che negli stessi 14 anni dalla sua prima vittoria hanno attraversato le nostre stesse crisi internazionali, ma sono riusciti a cambiare completamente e serenamente la propria dirigenza politica</strong>. Quando &#8220;l&#8217;uomo dei fumetti&#8221; assurse alla prima carica esecutiva d&#8217;Italia nel 1994, in Francia governavano FranÃ§ois Mitterrand e Pierre Beregovoy; in Inghilterra John Major; in Spagna Felipe Gonzalez; in Germania Helmuth Kohl; in Russia Boris Eltsin; in Grecia Costantino Mitsotakis; in Portogallo Cavao Silva; negli Stati Uniti Bill Clinton. Le ruote delle democrazie oltre confine hanno compiuto, in questi tre lustri, rotazioni complete di leader e di personale dirigente. In Italia, ritornano. &#8220;<strong>Silvio Berlusconi</strong> &#8211; scrivono in Australia i commentatori della Abc network &#8211; <strong>si è rifatto la faccia con la plastica, si è rifatto il cuore con il pacemaker, si è rifatto la capigliatura con una sorta di astroturf di erba artificiale</strong>&#8221; e si prepara, se i sondaggi sono veritieri, a smentire la legge secondo la quale &#8220;in politica non ci sono seconde chance dopo le sconfitte, ma ce ne possono essere per lui addirittura una terza o una quarta&#8221;.</p>
<p>Dagli anni dei governi delle porte girevoli, vige una benevola e sardonica indifferenza per la vita politica italiana, raccontata come un&#8217;opera buffa con qualche acuto tragico e largamente irrilevante, per il resto del mondo. Ma questo generale &#8220;benign neglect&#8221;, questa in fondo affettuosa trascuratezza per il melodramma italiana, ha preso, negli anni 2000, una coloritura assai più torva e inquieta. La convergenza di fatti e di simboli, dalla spazzatura di Napoli alla agitazione per l&#8217;umile mozzarella, dalla rivelazione dello stato di profonda corruzione sistemica e para mafiosa affiorata con Mani Pulite alla preoccupazione per l&#8217;agonia della settima economia mondiale incapace di reagire allo shock dell&#8217;11 settembre come altre seppero fare, ha cambiato i toni e strappato gli occhiali affettuosamente paternalistici a chi ci guarda.</p>
<p>Dalle copertine dei grandi settimanali alle inconsuete e irrituali interviste dell&#8217;ambasciatore americano uscente, Richard Spogli, sul rischio di declino e di irrilevanza italiana, i giudizi sull&#8217;Italia si sono tutti via via incupiti. Anche oltre la tentazione giornalistica del &#8220;peggiorismo&#8221; che fa notizia, <strong>gli occhi che ci guardano da lontano non possono fare a meno di notare</strong>, come di nuovo fa un giornale moderato ed editorialmente <strong>conservatore quale il Wall Street Journal</strong>, la peculiarità di una nazione nella quale &#8220;<strong>un uomo politico può essere oggetto di almeno una dozzina di inchiesta giudiziarie e imputato in sei processo penali e ancora essere in testa nei sondaggi di popolarità, mentre in altri paesi la sua carriera politica sarebbe stata stroncata</strong>&#8220;.</p>
<p>Se la spazzatura napoletana dilaga sui teleschermi, altrettanto fa sulle pagine dei giornali la storia squallida dei cannoli di Totò Cuffaro, e il New York Times tenta di ridere di fronte allo &#8220;<strong>endless clowning</strong>&#8220;, alle continue buffonerie del candidato di testa che finge di stramazzare dopo avere addentato una mozzarella alla diossina e &#8220;<strong>dice qualunque cosa gli passi per la testa, compresa la proposta di sottoporre i magistrati a esami psichiatrici</strong>&#8220;. E ironizza, con molto understatement anglosassone sulle lamentazioni di lui che geme &#8220;<strong>sotto la croce sempre più pesante del governo che vuole caricarsi in spalla per la terza volta&#8221;</strong>. Il risultato dell&#8217;opera buffa, del &#8220;clowning&#8221;, delle promesse, rischia di essere alla fine, almeno &#8220;inconcludente&#8221;, se non &#8220;paralizzante&#8221;. <strong>La croce, sembra voler dire il giornale, alla fine non la porta lui, ma noi.</strong></p>
<p>Impossibile, per chiunque sia avvicinato da un conoscente o da un intervistatore straniero, spiegare come sia stato possibile arrivare a una nuova elezione organizzandola con la stessa legge che rese fallimentare la precedente. E che ora &#8220;paradossalmente potrebbe rivoltarsi proprio contro Berlusconi che la volle per danneggiare gli avversarsi e che ha rifiutato di modificarla&#8221; (New York Times).</p>
<p>Incredibile, per cittadini americani, francesi, inglesi, spagnoli, tedeschi, immaginare che gli italiani abbiano permesso che i due contendenti principali, Berlusconi e Veltroni, <strong>non si siano</strong> misurati in un confronto diretto, o anche plurimo ma almeno contemporaneo, mentre <strong>soltanto fra Barack Obama e Hillary Clinton se ne sono tenuti, se i conteggi sono corretti, ventitrÃ©</strong> dall&#8217;inizio della stagione elettorale, nascondendosi dietro un cavillo leguleio che si sarebbe facilmente superato con la volontà di chi si è sottratto e con la pressione dell&#8217;opinione pubblica.</p>
<p>&#8220;<strong>La politica italiana è sempre stata un teatro dell&#8217;assurdo</strong>&#8221; commentava arrendendosi il New York Times, mentre notava che il duello finale si svolge fra un &#8220;baby boomer amante del rock &#8216;n&#8217; roll&#8221; e &#8220;un politico che tenta per la terza volta di rinascere dalle proprie ceneri&#8221;. Il risultato, secondo il sito di dritte per le scommesse, www.ibetips.com, è scontato. Berlusconi paga appena 20 centesimi per ogni euro puntato e le probabilità di vittoria sono calcolate al 100 per 100. Per i giocatori esteri, altri cinque anni di &#8220;endless clowning&#8221; ci attendono. Per lui, la croce.</p>
<p>(13 aprile 2008) Fonte: <a href="http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/politica/verso-elezioni-21/solito-melodramma/solito-melodramma.html">www.repubblica.it</a></p>
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		<title>Oggi possiamo cambiare il paese</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Apr 2008 09:43:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mr.Wolf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di EUGENIO SCALFARI &#8211; Tratto integralmente da www.repubblica.it il 14aprile2008. SOLE e nuvole si alternano nei cieli d&#8217;Italia in questi giorni di un aprile che trattiene ancora una coda d&#8217;inverno ma preannuncia col verde dei prati e il profumo dei fiori la più dolce stagione dell&#8217;anno. Così ci auguriamo che sia anche per la società [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di EUGENIO SCALFARI &#8211; Tratto integralmente da <a href="http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/politica/verso-elezioni-21/verso-elezioni-21/verso-elezioni-21.html">www.repubblica.it</a> il 14aprile2008.<br />
SOLE e nuvole si alternano nei cieli d&#8217;Italia in questi giorni di un aprile che trattiene ancora una coda d&#8217;inverno ma preannuncia col verde dei prati e il profumo dei fiori la più dolce stagione dell&#8217;anno. Così ci auguriamo che sia anche per la società italiana, appesantita dai tanti fardelli del passato ma desiderosa di riprendere slancio e di lavorare per un futuro meno avaro di speranze e di risultati.</p>
<p>Vedo che la preoccupazione maggiore di molti osservatori delle vicende politiche, giunti alla scadenza della campagna elettorale, si appunta sul dopo elezioni. Quale che sia l&#8217;esito, vinca l&#8217;uno o l&#8217;altro dei due principali competitori, si teme che dalle urne non esca una netta vittoria e di conseguenza un governo più affannato a durare che capace di affrontare i problemi di fondo che incombono sull&#8217;Italia, sull&#8217;Europa e sul mondo intero.</p>
<p>Si ripropone a questo punto un tema con il quale siamo alle prese da quindici anni, cioè dall&#8217;irruzione di Silvio Berlusconi nella politica: <strong>quello della sua legittimità, quello dell&#8217;anomalia da lui introdotta nella democrazia italiana e della sua demonizzazione da parte di quella metà del Paese che non si riconosce in lui e lo considera a tutti gli effetti il nemico pubblico numero uno</strong>.</p>
<p>Questo diffuso sentimento di delegittimazione che provoca inevitabilmente un&#8217;analoga reazione, condizionerà la fase politica successiva al voto? Renderà ancora più arduo governare? Spingerà il vincitore a esercitare vendette e discriminazioni contro i perdenti? <strong>Trasformerà l&#8217;autorevolezza in autoritarismo seguendo uno schema purtroppo frequente nella nostra storia?</p>
<p></strong>La maggior parte degli osservatori indipendenti riconosce a Walter Veltroni d&#8217;aver condotto una campagna elettorale misurata e responsabile, senza toni di rissa, senza attacchi scomposti all&#8217;avversario, innovativa ed equilibrata sugli impegni assunti con gli elettori. Il timore che si fa strada in queste ore di pausa e di attesa, anche di fronte alle frequenti incontinenze del leader di centrodestra, è che questo clima possa radicalmente cambiare.</p>
<p>L&#8217;esperienza dei due anni passati, durante i quali l&#8217;opposizione di centrodestra non ha fatto altro che puntare sulla &#8220;spallata&#8221; per sgominare l&#8217;esile maggioranza di Prodi al Senato pesa giustamente nel ricordo di quanti seguono con attenzione le vicende della politica. <strong>Non potendo chiedere a Berlusconi di correggere la sua natura, lo chiedono a Veltroni: quale che sarà la sua posizione post-elettorale, spetterebbe a lui e sopportare con inesauribile pazienza gli spiriti animali dell&#8217;avversario</strong>.</p>
<p>Doppio gravame per Veltroni e per quella metà del paese che non si riconosce in Berlusconi: blandirlo in caso di vittoria dei democratici, sopportarlo se fosse lui a prevalere di poco senza imitare quanto lui stesso fece. Chiedere che i democratici ed il loro leader si assumano questa duplice responsabilità significa considerarli come la parte politica più responsabile. Per certi aspetti suona come un titolo di merito, per altri somiglia ad una &#8220;mission impossible&#8221;: fare da punching ball non piace a nessuno e non sta scritto in nessun luogo che sia sempre e comunque utile al Paese.</p>
<p>In realtà &#8211; chi lo conosce bene lo sa &#8211; non è un fascista e neppure un dittatore nel senso militaresco del termine. Non è spietato. Non è xenofobo. Non è razzista. <strong>Berlusconi è un pubblicitario. Un venditore. Venderebbe qualunque cosa.</strong> Sia detto senza offesa per i pubblicitari di professione: lui è pubblicitario nell&#8217;anima, venditore nell&#8217;anima.</p>
<p>Quando vende patacche (e gli accade spesso) si convince rapidamente che la sua patacca vale oro zecchino. <strong>Perciò è bugiardo con la ferma convinzione di dire sempre la verità. Come tutti i venditori bugiardi è un imbonitore. Come tutti gli imbonitori è un demagogo. Non ha il senso della misura. Strafà. Non rispetta nessuna regola perchÃ© le regole le fa solo lui.</strong> Guardate l&#8217;ultimo atto della sua campagna elettorale, venerdì sera. Pochi minuti alla mezzanotte. Matrix, cioè casa sua, Canale 5. Conduttore Enrico Mentana.</p>
<p>Prima di lui aveva parlato Veltroni per cinquanta minuti. Lui era stato brevemente intervistato da Mimun per il telegiornale delle 20. Poi si era ritirato nello studio del direttore e di lì aveva ascoltato il &#8220;rÃ©cit&#8221; del suo avversario. Infine è arrivato il suo turno e ha impiegato gran parte del tempo a ribattere gli argomenti di chi l&#8217;aveva preceduto con molta enfasi e parecchi insulti.</p>
<p><strong>Tanto Veltroni era stato pacato e raziocinante tanto lui ha mostrato i denti e la rabbia,</strong> ma fin qui niente di speciale, il bello, anzi il bruttissimo, è venuto dopo quando il suo show era terminato, <strong>Mentana aveva dichiarato chiusa la trasmissione</strong> e aveva cominciato ad illustrare il modo di votare correttamente con davanti un tabellone che riportava un facsimile di scheda elettorale.</p>
<p>Lui non se n&#8217;era andato dallo studio, era sempre lì ma fuoricampo. <strong>A un certo punto, nello stupore generale, è rientrato in campo, si è sostituito a Mentana ed ha indicato lui il modo di mettere la crocetta sulle schede. Prima che accadesse il peggio, che in realtà stava già accadendo, Mentana ha chiamato la pubblicità e l&#8217;indebito spettacolo è stato oscurato. Quest&#8217;episodio rivela meglio di qualunque discorso la natura del personaggio e dei suoi spiriti animali.</strong></p>
<p><strong>L&#8217;Economist ha scritto che Berlusconi è inadatto a governare una nazione.</strong> &#8220;Unfit&#8221;. Non è un insulto e neppure una demonizzazione. Semplicemente una constatazione. <strong>&#8220;Unfit&#8221;. Inadatto.</strong> Metà degli italiani, da Casini fino a Bertinotti passando per i democratici, la pensano esattamente allo stesso modo e così pure i governi e il Parlamento europei.<br />
Si dirà: contano i voti che usciranno dalle urne. Giustissimo, contano i voti e solo i voti. Resta un Paese diviso in due non soltanto per differenze politiche ma anche da un giudizio sulla persona: &#8220;unfit&#8221;, inadatto, imbonitore, demagogo, venditore di patacche. Metà del Paese pensa questo, ne ha conferma tutti i giorni e sarà molto difficile che cambi idea.</p>
<p>Ci sono infinite altre prove della sua &#8220;unfitness&#8221; oltre alla miseranda scenetta a Matrix. <strong>La più rivoltante è la proclamazione di Mangano, il finto stalliere di Arcore ad eroe. Non si capisce quale tipo di eroismo sia stato il suo, ma sappiamo che è stato condannato a tre ergastoli per associazione mafiosa.</strong></p>
<p><strong>Sappiamo anche che Dell&#8217;Utri è in qualche modo connesso a un tentativo di taroccare le schede degli italiani all&#8217;estero: un mafioso latitante in Argentina gli ha telefonato proponendogli quell&#8217;imbroglio ma Dell&#8217;Utri ha risposto di non esser lui la persona adatta e l&#8217;ha indirizzato al responsabile del suo partito per gli elettori all&#8217;estero, senza però informare di quel contatto nÃ© la magistratura nÃ© il ministero dell&#8217;Interno. Mentre brogli veri si preparano, il leader già ora, in via preventiva, manda in scena una campagna contro i brogli supposti per precostituirsi un alibi in caso di sconfitta elettorale come già fece per tutti i due anni del governo Prodi. &#8220;Unfit&#8221;.</strong></p>
<p>Sostiene di aver lasciato nel 2006 i conti pubblici in perfetto ordine. <strong>La controprova sta nelle cifre a causa delle quali siamo stati per due anni messi sotto processo dall&#8217;Europa e ne siamo usciti solo dopo le leggi finanziarie di Paoda-Schioppa</strong>.</p>
<p>Sostiene anche di aver realizzato il suo &#8220;contratto con gli italiani&#8221; per l&#8217;85 per cento durante gli anni del suo governo, ma in realtà non ha realizzato se non il 15 perchÃ© <strong>nessuna delle proposte è diventata legge pur disponendo di 100 voti di maggioranza alla Camera e 50 al Senato.</strong> Quei voti servivano ad approvare le leggi <strong>a suo personale beneficio</strong>, dall&#8217;abolizione del falso in bilancio alle norme giudiziarie che accorciavano i tempi di prescrizione dei processi, alla Gasparri che ha mantenuto in vita Retequattro contro le reiterate sentenze della Corte.</p>
<p>&#8220;Unfit&#8221;. Si potrebbe e forse si dovrebbe continuare, ma a che pro? L&#8217;altro giorno ho ricevuto una lettera da un lettore che mi rimprovera perchÃ© &#8211; dice lui &#8211; ho un pregiudizio contro. Io non ho pregiudizi contro e neppure a favore. Esamino la realtà e conosco le persone. Lui è inadatto.</p>
<p>Venderebbe la Cupola di San Pietro al primo che ci creda. Purtroppo molti ci credono. Forse gli inadatti sono adatti ad una parte di questo Paese il quale, non a caso, è in declino. <strong>L&#8217;altro ieri l&#8217;Ocse ha dimostrato che il nostro declino ha toccato il culmine nel quinquennio 2001-2006. Ãˆ proprio il quinquennio del suo governo.</strong> Sarà magari un caso ma è un dato di fatto e coi dati di fatto non si può polemizzare.</p>
<p>Il pareggio elettorale non ci sarà, o vince uno o vince l&#8217;altro. Ma al Senato questa regola vale di meno. Può accadere che uno vinca con una maggioranza relativa e non assoluta. Oppure con una maggioranza di pochissimi voti come fu per Prodi. Tuttavia chi vince anche per un solo voto dovrà governare perchÃ© questa è la regola in democrazia.</p>
<p>Veltroni ha proposto un patto di &#8220;lealtà repubblicana&#8221; che significa un&#8217;opposizione che controlla, propone alternative, ma non paralizza l&#8217;azione del governo votato dalla maggioranza. Berlusconi ha rifiutato questa proposta.</p>
<p>Questo è lo stato dei fatti. Voglio ancora una volta ricordare la frase di Petrolini a chi l&#8217;aveva fischiato.<br />
Disse: &#8220;Io nun ce l&#8217;ho cò te ma cò quelli che te stanno vicino e nun t&#8217;hanno buttato de sotto&#8221;. Ãˆ la terza volta che la cito perchÃ© descrive splendidamente la situazione e mi sembra una buona chiusura nel giorno in cui andiamo a votare.</p>
<p>Si è creato in queste ultime ore un sommovimento nella pubblica opinione che ricorda quanto avvenne nel 1991 con il referendum di Mario Segni: un voto corale che fece saltare la Prima Repubblica ormai logora e dominata da una logora casta. Questo stesso sentimento può prevalere domani. Domani si può voltar pagina e aprire un ciclo nuovo che rimetta la politica al livello di un&#8217;Italia desiderosa di cambiare. Non sprecate questa grande occasione. Siate popolo sovrano perchÃ© è questo il vostro giorno.</p>
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		<title>Chiusa la campagna elettorale</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Apr 2008 15:26:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mr.Wolf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[16:06 New York Times: &#8220;Berlusconi non promette più miracoli&#8221; Berlusconi non promette più miracoli per un&#8217;Italia sempre più bloccata, scrive oggi il New York Times. Rimangono le &#8220;pagliacciate&#8220;, come quando ha finto di morire dopo aver mangiato una mozzarella, &#8220;ma oltre ai denti superbianchi, molti dei tratti distintivi di Silvio Berlusconi sono spariti&#8220;. &#8220;Non vi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> 16:06       <strong>New York Times</strong>: &#8220;Berlusconi non promette più miracoli&#8221;</p>
<p>Berlusconi non promette più miracoli per un&#8217;Italia sempre più bloccata, scrive oggi il New York Times. Rimangono le &#8220;<strong>pagliacciate</strong>&#8220;, come quando ha finto di morire dopo aver mangiato una mozzarella, &#8220;<strong>ma oltre ai denti superbianchi, molti dei tratti distintivi di Silvio Berlusconi sono spariti</strong>&#8220;. &#8220;Non vi sono più le grandi promesse, l&#8217;Italia, sembra dire, è così malata che nemmeno il potente Berlusconi è sicuro di poterla curare&#8221;.</p>
<p>16:03 <strong>Times</strong>: &#8220;Su Totti errore potenzialmente disastroso di Berlusconi&#8221;</p>
<p>&#8220;Con la vittoria alla sua portata alle elezioni italiane di domani, Berlusconi ha commesso un errore potenzialmente disastroso attaccando Francesco Totti&#8221; durante il comizio davanti al Colosseo, scrive oggi il Times di Londra in un articolo sulle elezioni di domani. Berlusconi era partito bene, ottenendo applausi quando aveva detto che il Pd non era altro che il vecchio Pci. Ma poi, nota il quotidiano, <strong>il suo annuncio dell&#8217;ingresso di Ronaldinho al Milan è stato accolto da fischi e Berlusconi &#8220;ha peggiorato le cose attaccando Totti&#8221;</strong>.</p>
<p>15:59 <strong>Le Monde</strong>: Veltroni, &#8220;Homo Democraticus&#8221;</p>
<p>Walter Veltroni, &#8220;<strong>Homo Democraticus</strong>&#8220;. Così si intitola il ritratto che il quotidiano francese &#8216;Le Monde&#8217; dedica sul suo sito al candidato del Pd. &#8220;Il nuovo eroe che suscita l&#8217;infatuazione popolare è un animale politico appartenente ad un genere molto nuovo per l&#8217;Italia: un &#8216;Homo Democraticus&#8217; che definisce il suo partito come un partito &#8220;non di sinistra ma riformista, di centrosinistra&#8221;, più vicino al modello americano o alla terza via di Blair che al socialismo europeo: &#8220;<strong>Un partito democratico americano all&#8217;italiana</strong>&#8220;.</p>
<p>15:56<strong> El Mundo</strong>: &#8220;Veltroni, il sognatore pragmatico&#8221;.</p>
<p>Il ritratto dedicato da &#8216;El Mundo&#8217; al leader del Pd si intitola &#8220;<strong>Il sognatore pragmatico</strong>&#8220;. &#8220;Per i suoi sostenitori è un uomo flessibile ed elastico. I suoi detrattori, tuttavia, lo accusano di essere ambiguo e prudente. Ma a 52 anni &#8230;non ci sono dubbi del fatto che Walter Veltroni è uno dei pochi politici ancora in grado di illudere in qualche modo il disgustato elettorato italiano di centrosinistra&#8221;. <strong>Il quotidiano ricorda che Veltroni non è mai stato candidato a guidare il governo</strong>.</p>
<p>15:54 <strong>El Mundo</strong>: &#8220;Berlusconi ha più vite di un gatto&#8221;</p>
<p>A Silvio Berlusconi il sito del quotidiano spagnolo &#8216;El Mundo&#8217; dedica un breve ritratto. &#8220;Più vite di un gatto&#8221;, è il titolo dell&#8217;articolo sul leader del Pdl. &#8220;<strong>Qualunque altro paese sviluppato sarebbe sotto shock davanti alla prospettiva di veder salire al potere per la terza volta non consecutiva in due decenni lo stesso uomo. Ma l&#8217;Italia, un paese che vive al ritmo di quasi un governo l&#8217;anno dalla fine della seconda guerra mondiale</strong> -osserva El Mundo- <strong>non si sorprende più di nulla</strong>&#8220;.<br />
Continua su <a href="http://www.repubblica.it/2008/04/dirette/sezioni/politica/versovoto3/12aprile/index.html">repubblica.it</a></p>
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		<title>Duello tv, l&#8217;audience premia Veltroni</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Apr 2008 09:40:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mr.Wolf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ROMA &#8211; Nel confronto tv, a distanza, tra Veltroni e Berlusconi, il numero di telespettatori ha premiato il leader del Pd. Per il Cavaliere, in onda dalle 21:06 alle 21:40, gli spettatori sono stati 3.100.000 con share dell&#8217;11.02%; per Veltroni, subito dopo, dalle 21:49 alle 22.35, 3.836.000, share 13,91%. Gli ascolti televisivi, secondo l&#8217;ex sindaco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ROMA &#8211; Nel confronto tv, a distanza, tra Veltroni e Berlusconi, il numero di telespettatori ha premiato il leader del Pd. Per il Cavaliere, in onda dalle 21:06 alle 21:40, gli spettatori sono stati 3.100.000 con share dell&#8217;11.02%; per Veltroni, subito dopo, dalle 21:49 alle 22.35, 3.836.000, share 13,91%. Gli ascolti televisivi, secondo l&#8217;ex sindaco di Roma, confermano che Â«gli italiani sono stanchi di sentirsi dire le stesse cose degli ultimi 14 anniÂ» e che invece Â«hanno voglia di futuroÂ». </p>
<p>I TEMI AFFRONTATI &#8211; La precarietà è il primo terreno di scontro. Â«Non è il male assoluto della nostra gioventùÂ» dice Silvio Berlusconi. Â«Ãˆ il dramma più grande di questo paeseÂ» gli risponde pochi minuti dopo Walter Veltroni. Il tanto discusso duello tv non c&#8217;è stato ma i due avversari si sono susseguiti come ospiti alla trasmissione Â«Conferenza stampaÂ» di Rai Due e in alcuni casi si sono parlati &#8220;a distanza&#8221;. In mezzo l&#8217;immancabile siparietto del Cavaliere: Â«Avanti il prossimo, sembra di essere dal dentistaÂ». Â«Ãˆ assurdo però che i due principali candidati al governo del paese debbano essere stati estratti a sorte per una sovrapposizione invece di poterci effettivamente incontrare &#8211; ha detto il Cav -. Ma è la legge che lo impedisceÂ».</p>
<p>BERLUSCONI &#8211; Oltre a quello dei giovani e del lavoro (Â«Non avverto l&#8217;allarme della sinistra che vede la precarietà come il male assoluto della nostra gioventù. Bisogna partire dalla scuola e dalla ricercaÂ»), il leader del Pdl ha toccato diversi temi caldi della campagna elettorale. Come le pensioni: Â«Adeguare al costo della vita le pensioni sotto i mille euro al mese e far sì che chi assiste un familiare non autosufficiente di andare in pensione cinque anni in anticipoÂ». Alitalia: Â«Lo Stato non può consentire il fallimento di una società con così tanti addetti e che è una compagnia di bandieraÂ». Sì all&#8217;accordo con Air France solo se ci sarà Â«un grande gruppo che mette a frutto le sinergie, ma dove ogni compagnia rimane padrona delle proprie attività e delle proprie decisioniÂ».</p>
<p>MODERATI &#8211; Poi i contenuti più strettamente politici, con un messaggio esplicito all&#8217;Udc e ai moderati. Â«Se volessero tornare con noi, le porte non sono aperte, ma spalancateÂ» ha detto Berlusconi rivolgendosi al partito di Casini. E poi: Â«Mi auguro che anche quei moderati che non hanno aderito al progetto del Popolo della Libertà per convenienza o per egoismo dei propri leader, si uniscano a noi per dare all&#8217;Italia un grande partito dei moderatiÂ». Le prospettive post-elezioni sono più ottimiste rispetto a quelle espresse poche ore prima (Â«Questa legge elettorale non rende sicura al Senato una larga maggioranzaÂ»): Â«Non ho dubbi che avremo la maggioranza al SenatoÂ».</p>
<p>VELTRONI &#8211; Poi tocca al leader del Pd, che dopo aver risposto per le rime (Â«Al contrario di quanto pensa il leader del principale schieramento avverso, la precarietà è il dramma più grande di questo paeseÂ»), ha sottolineato la necessità per l&#8217;Italia di Â«tornare a crescereÂ». Â«La prima cosa che si deve fare &#8211; aggiunge &#8211; è un intervento sui prezzi, sui salari, sugli stipendi, sulle pensioni. Abbiamo la possibilità di fare un intervento, le risorse ci sono: 4 miliardi di euro nei primi tre mesi come extragettitoÂ».</p>
<p>RENDITE &#8211; Â«Non intendiamo aumentare la tassazione delle rendite finanziarie &#8211; ha poi aggiunto Veltroni -. Dovremmo invece fare un intervento per mettere sullo stesso piano la tassazione sui conti correnti dei cittadini e certi benefit sullo stock optionÂ». Â«Tempi certi e semplicità: sono queste due parole chiave per noiÂ» ha sintetizzato il leader del Pd. E parlando della criminalità organizzata: Â«Una delle condizione affinchÃ© questo Paese si rialzi è che il Sud si liberi da questi &#8220;succhiasangue&#8221;Â». Sull&#8217;Expo: Â«Milano è tutta l&#8217;Italia. Il Paese viene prima di tuttoÂ».</p>
<p>AVVERSARIO &#8211; Veltroni non cita mai l&#8217;avversario perchÃ© vuole Â«uscire fuori da questo quindicennioÂ» e durante la trasmissione usa sempre la formula Â«il principale esponente dello schieramento avversarioÂ». Â«Non voglio fare una campagna elettorale di contrapposizioneÂ» spiega il leader del Pd, togliendosi però un sassolino dalla scarpa: Â«La smentita di oggi è una brutta smentita &#8211; dice, in merito allo Scontro tra Berlusconi e il Colle -. Attaccare il capo dello Stato, presente e passato, è qualcosa che ci riporta indietroÂ». Dal canto suo il Cavaliere uscendo dagli studi ha ribadito che Â«non c&#8217;era nulla da chiarireÂ». Â«Con questo presidente della Repubblica ho manifestato rispetto e stima e sono sicuro che ci sono gli stessi sentimenti da parte del capo dello StatoÂ».<br />
01 aprile 2008 Fonte: <a href="http://www.corriere.it/politica/08_aprile_01/veltroni_berlusconi_precariato_a4fa33ec-0025-11dd-be96-00144f486ba6.shtml">corriere.it</a></p>
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		<title>Il duello mancato tra Walter e Silvio</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Apr 2008 07:37:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mr.Wolf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di CONCITA DE GREGORIO Uno dopo l&#8217;altro anzichÃ© uno davanti all&#8217;altro. Una staffetta senza passaggio di testimone, neppure un incrocio di sguardi. Di più, nella nostra tv, non si può avere: Berlusconi non vuole il faccia a faccia con Veltroni perciò i due marciano in fila indiana, uno alla volta, prima uno poi l&#8217;altro senza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di CONCITA DE GREGORIO</em><br />
Uno dopo l&#8217;altro anzichÃ© uno davanti all&#8217;altro. Una staffetta senza passaggio di testimone, neppure un incrocio di sguardi. Di più, nella nostra tv, non si può avere: Berlusconi non vuole il faccia a faccia con Veltroni perciò i due marciano in fila indiana, uno alla volta, prima uno poi l&#8217;altro senza pausa pubblicitaria. Nello studio tv una scena surreale, mai vista prima probabilmente su nessuno schermo del globo.</p>
<p>Le telecamere inquadrano Berlusconi che esce dalla porta sul retro mentre Veltroni entra da quella davanti, i quattro giornalisti chiamati a intervistarli restano seduti ai loro posti così come Giuliana Del Bufalo direttore di Rai Parlamento nella sua giacchetta rossa intonata al tavolo. Sembra una seduta di laurea, senza applausi però. &#8220;Sembra il dentista&#8221;, si innervosisce Berlusconi scontento fin dal principio per via della polemica del giorno, quella che lo oppone al Quirinale: &#8220;Sono sempre i giornalisti a strumentalizzare&#8221;, si lamenta con gli intervistatori un attimo prima di iniziare: &#8220;Anche sulle donne ero stato così attento, l&#8217;altro giorno, a dire che sono domine e padrone della casa&#8221;.</p>
<p><strong>Perseguitato dalla stampa nemica, ecco come si sente Berlusconi, e poi circondato da istituzioni ostili: &#8220;Confermo, non è un&#8217;opinione è la realtà: sono tutte a sinistra&#8221;. </strong>Inoltre un dettaglio tecnico per lui non secondario: &#8220;Chi va in onda dopo di me avrà il vantaggio di avermi già ascoltato&#8221;. Alla stessa ora su altro canale va in onda Roma-Manchester, circostanza che potrebbe minimizzare la portata della contesa. Niente affatto invece.</p>
<p>Nervosissimo lo staff di Berlusconi presidia il territorio di Saxa Rubra fin dalle otto, ci sono accordi ferrei per non fare incontrare i leader e per tenere lontana la stampa non-Rai, la palazzina B dove si svolge la trasmissione in diretta è trasformata in una specie di Città proibita alla quale si accede solo fino a mezz&#8217;ora prima e su visita guidata, accompagnati e controllati da alti funzionari.<br />
Una troupe di Ballarò gira gli esterni. David Sassoli e Maurizio Mannoni si affacciano dalle rispettive stanze scendono a vedere che succede. Tutto il paese Rai esce nei vialetti. Si vedranno? Si parleranno? Non è mai successo in campagna elettorale: sarà oggi? </p>
<p>Escluso, non è oggi. Veltroni non ha manifestato il desiderio di intrattenersi con Berlusconi, verrà dunque fatto accomodare qui dove ora c&#8217;è un maggiordomo in livrea che prepara le pizzette e poi fatto salire al primo piano dalla scala di destra. Berlusconi non ha fatto sapere di volersi fermare a stringere la mano a Veltroni perciò l&#8217;auto lo raccoglierà subito fuori dall&#8217;uscita secondaria. Nessuno dei due ha bisogno di trucco. Berlusconi arriva già truccato da casa, non si fida di mani ignote nÃ© di luci non devote. Ecco difatti l&#8217;ispettore dei faretti, già operatore Mediaset oggi alto collaboratore del leader. </p>
<p>Ecco il regista al seguito quello che firmò negli anni d&#8217;oro Colpo Grosso. Ecco il fotografo personale del leader che si presenta declinando le generalità: Anticoli Livio. Causa traffico partita arriva con un filo di ritardo persino il Suv Chevrolet con vetri oscurati e sei body guard con auricolare a bordo che apre la strada alla berlina del leader del Popolo delle libertà. </p>
<p>Cinque minuti alle nove, si comincia. Berlusconi ha un tappeto di capelli compatti che gli disegnano sul cranio una sagoma come quella di Diabolik ed ha cambiato cravatta. Non è più quella a pois degli ultimi dieci anni, questa è azzurro acceso quasi viola con disegni cachemire rossi, devono avergli detto che è più giovanile. </p>
<p>Tuttavia il taglio della giacca l&#8217;impostazione oratoria, i lunghi monologhi e i sorrisi forzati ne denunciano ciò che anche Veltroni fra poco non mancherà di ricordare: l&#8217;età, lo stile da imprenditore anni Cinquanta quello che dice con orrore &#8220;la sinistra è radicata nell&#8217;ortodossia marxista&#8221; e poi si rivolge a Bonaiuti, suo sottoposto già sottosegretario alla presidenza del Consiglio, spazientendosi davanti ai microfoni aperti: &#8220;Ma dov&#8217;è Bonauti quando serve deve sempre andare al bagno&#8221;. </p>
<p>Nel merito rilevante solo il passaggio <strong>sui precari, che secondo Berlusconi in Italia non esistono: sono appena il 12 per cento e quasi tutti (per l&#8217;esattezza l&#8217;80 per cento del 12) destinati ad essere assunti a tempo indeterminato. &#8220;I giovani siano imprenditori di se stessi&#8221;, fine della questione.</strong> Unica notizia politica: le porte aperte a Casini ove mai decidesse di tornare. Lo scambio di accuse ascoltato fin qui esi vede che era per gioco. Veltroni arriva che Berlusconi sta già parlando da un quarto d&#8217;ora. Lo accompagnano in quattro: Roscani, Verini, Coldagelli e Martino. </p>
<p>Al loft c&#8217;è una squadra che sta seguendo la trasmissione, pronta ad intervenire in caso di bisogno di notizie o suggerimenti. Non mangia pizzette, non passa al trucco, sale al primo piano a guardare la tv. Ha una giacca più chiara e una cravatta più scura del suo avversario. I bottoni della camicia slacciati. Se Berlusconi esce stizzito dicendo sembra di essere dal dentista avanti il prossimo anche lui entra con una battuta, &#8220;ciao Giuliana, come mi devi chiamare? Come vuoi, anche eccellenza&#8221;. </p>
<p>Ãˆ disinvolto, parla a bassa voce, guarda in camera. Dice che i precari esistono, che l&#8217;immondizia a Napoli non è un problema di ieri e l&#8217;Alitalia neppure. Parla di talenti, di semplicità e di una Bocconi al sud per fare una gioventù migliore. E&#8217; contento, quando esce. &#8220;Per me vinciamo, ma vinciamo perchÃ© abbiamo un lavoro da fare e io mi fido degli italiani. Davvero: mi fido di loro. La cosa peggiore che può capitare a questo paese è di continuare cosi&#8221;. </p>
<p>(2 aprile 2008) <a href="http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/politica/verso-elezioni-15/duello-mancato/duello-mancato.html">repubblica.it</a></p>
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		<title>Berlusconi: &#8220;Voto utile al Senato altrimenti potrebbe vincere il Pd&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Mar 2008 20:45:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mr.Wolf</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>ROMA &#8211; Per la prima volta, oggi, Silvio Berlusconi &#8211; pur dicendosi certo di una maggioranza di 28-30 parlamentari, al Senato &#8211; <strong>ammette che, a Palazzo Madama, la sconfitta è un&#8217;ipotesi tutt&#8217;altro che impossibile</strong>. E lo fa lanciando un appello al &#8220;voto utile&#8221;: &#8220;<strong>Dobbiamo spiegare agli elettori del centrodestra come il voto, soprattutto al Senato, ai partiti minori può portare a una vittoria dell&#8217;altra parte, è un regalo a Veltroni</strong>&#8220;. Insomma, il Pd potrebbe vincere, se si disperdono i consensi.</p>
<p><em>Duello tv, Berlusconi contro Veltroni. </em>&#8220;La par condicio non c&#8217;entra niente, c&#8217;entra un inaccettabile atto violento da parte di Veltroni che ha detto non voglio andare a rispondere ai giornalisti&#8221;. Il Cavaliere approfitta del mancato &#8220;Porta a Porta&#8221; per rispolverare uno dei sui cavalli di battaglia. Quello della Rai &#8220;in mano ai comunisti&#8221;, pregiudizialmente ostile al Cavaliere. Così come tutte le istituzioni dello Stato, (<strong>a partire dal presidente della Repubblica &#8220;che è stato eletto dalla sinistra&#8221;</strong>).<br />
<em><br />
Il leader Pdl e il voto disgiunto.</em> Pur continuando a sbandierare sondaggi favorevoli al Pdl (&#8220;I peggiori ci danno 7 punti di vantaggio, i più favorevoli si sale fino a 10&#8243;), Berlusconi tradisce qualche preoccupazione per l&#8217;esito finale del voto. Al punto che, dopo aver più volte detto che il voto ai partiti piccoli era un voto sprecato, stavolta getta sul piatto l&#8217;ipotesi di voto disgiunto. &#8220;Bisogna concentrare il voto e non disperderlo, un elettore di centrodestra deve votare il Pdl per consentirgli di ottenere una solida maggioranza: se poi a uno che gli piace Casini, che è un bel figliolo, allora lo voti alla Camera e non al Senato&#8221; dice Berlusconi. Replica di Francesco Storace: &#8220;Se dovessimo essere decisivi al Senato la Destra non voterà mai la fiducia a Berlusconi, Dini, Fini&#8221;.<br />
<em><br />
Casini attacca Berlusconi e Veltroni.</em> Il leader dell&#8217;Udc pensa al dopo voto e vede &#8220;un centro determinante&#8221;. Bollando come &#8220;barbara&#8221; l&#8217;idea del voto utile e attaccando Berlusconi e Veltroni sulla par condicio: &#8220;Il Cavaliere ha il modello di Putin da seguire. Veltroni prima credeva nel par condicio, oggi vorrebbe spartirsi gli spazi in tv con Berlusconi&#8221;.<br />
Continua&#8230; <a href="http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/politica/verso-elezioni-13/scontro-tv/scontro-tv.html">www.repubblica.it</a></p>
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		<title>Wall Street Journal: &#8220;Veltroni vuole cambio radicale&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Mar 2008 12:24:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mr.Wolf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Sul mio Pd i sondaggi sbagliano, Berlusconi inizia ad aver paura&#8221; di LUIGI CONTU ROMA &#8211; Walter Veltroni è davvero convinto di poter vincere le elezioni, a dispetto di tutti i sondaggi che, chi più chi meno, danno il suo Pd nettamente distanziato dal partito di Silvio Berlusconi. E per la seconda fase della campagna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Sul mio Pd i sondaggi sbagliano, Berlusconi inizia ad aver paura&#8221;</strong><br />
<em>di LUIGI CONTU</em><br />
ROMA &#8211; Walter Veltroni è davvero convinto di poter vincere le elezioni, a dispetto di tutti i sondaggi che, chi più chi meno, danno il suo Pd nettamente distanziato dal partito di Silvio Berlusconi. E per la seconda fase della campagna elettorale il leader del Pd prepara una nuova offensiva nella quale lancerà la sua ricetta per incrementare le pensioni, presenterà i nomi di alcuni ministri che nominerà in caso di vittoria e avanzerà una proposta per semplificare la vita dei cittadini attraverso la drastica riduzione delle migliaia di leggi e regolamenti con i quali gli italiani fanno i conti quotidianamente. </p>
<p>Veltroni, i sondaggi, anche i più positivi per voi vi danno cinque punti sotto. Si capisce che il suo obiettivo sia quello di non demotivare la truppa ma davvero pensa possibile la rimonta?<br />
&#8220;Guardi, proprio ieri ho rivisto i sondaggi pubblicati dai giornali un mese prima del voto del 2006: davano all&#8217;Unione un vantaggio di otto punti sul centrodestra, sappiamo poi come è andata a finire. In qualche caso, lo ricordiamo bene, hanno sbagliato perfino gli exit poll. Diciamo che le indagini demoscopiche sono uno strumento importante ma guai a pensare che siano infallibili: e non dimentichiamo che c&#8217;è il 30 per cento di indecisi. Anche il principale esponente dello schieramento avversario lo sa&#8230;&#8221;. </p>
<p>Berlusconi ripete ogni giorno il contrario.<br />
&#8220;Lo ripete, ma negli ultimi giorni ho notato un cambio di marcia, un ritorno al copione degli ultimi quindici anni. Quel repertorio di anticaglia a base di anticomunismo e brogli che ha stancato gli italiani e al quale continuo a non voler rispondere. Sono segnali di nervosismo, come la dichiarazione rilasciata al Messaggero con la quale si è rimangiato il proposito di lasciare uno dei due rami dal Parlamento all&#8217;opposizione in caso di vittoria. Impegno che invece io confermo perchÃ© a mio avviso tra maggioranza e opposizione deve esserci un rapporto corretto e di rispetto reciproco. E poi, c&#8217;è la storia del confronto tv. Anche in questo caso dice una cosa e in realtà ne fa un&#8217;altra. Mi pare chiaro che sta sfuggendo al dibattito perchÃ© teme la forza del Pd, la forza di un progetto che in questi giorni mi sta dando la sensazione di potercela fare&#8221;. </p>
<p>Da che deriva questo suo ottimismo?<br />
&#8220;Come hanno scritto tutti i giornali locali, nelle 69 province in cui sono stato abbiamo visto manifestazioni enormi, in molti casi le più grandi registrate negli ultimi venti anni. Tutto ciò non può essere casuale anche perchÃ© avviene dopo la decisione di andare da soli che avrebbe anche potuto farci pagare un prezzo in termini di consenso. Le piazze sono strapiene, c&#8217;è grande simpatia ovunque&#8221;. </p>
<p>26/03/2008 Continua su <a href="http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/politica/verso-elezioni-12/veltroni-intervista/veltroni-intervista.html">www.repubblica.it</a></p>
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