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	<title>Notizie dall&#039;Inferno &#187; Prodi</title>
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		<title>La differenza</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jul 2009 09:27:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mr.Wolf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Scritto da Daniele &#8230;bisogna evitare la precipitazione e prendere per giusto solo quello che la ragione intende essere come tale (Cartesio) Già, proprio così: non basta che una cosa sia verosimile per essere vera. Ma, se questa è una constatazione di elementare buon senso, in politica non vale. Il governo italiano ha ampiamente disatteso di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Scritto da Daniele</em></p>
<blockquote><p>&#8230;bisogna evitare la precipitazione e prendere per giusto solo quello che la ragione intende essere come tale (Cartesio)</p></blockquote>
<p>Già, proprio così: non basta che una cosa sia verosimile per essere vera. Ma, se questa è una constatazione di elementare buon senso, in politica non vale.<br />
Il governo italiano ha ampiamente disatteso di erogare gli aiuti previsti per i paesi poveri (ha versato solo il 3% dello 0,05% del PIL previsti), però è bastato che Berlusconi annunciasse al G8 l&#8217;intenzione di fare uno sforzo straordinario verso i paesi sottosviluppati ( seguito a ruota dagli altri grandi della terra) perché una buona parte del&#8217;elettorato si spellasse le mani in applaudisse.<br />
Mi è capitato di sentire per radio un ascoltatore dire che &#8220;Berlusconi è un grande perché aiuta l&#8217;Africa&#8221;.<br />
Per la verità per l&#8217;Africa sta facendo molto di piuù Romano Prodi, nella sua veste di incaricato delle Nazioni Unite per i progetti di sviluppo nel terzo mondo; ed ha fatto molto di più Walter Veltroni, come sindaco di Roma e come privato cittadino.<br />
Ma, si sa, la &#8220;politica degli annunci&#8221; paga sempre: non è importante che una cosa sia vera, ma che lo sembri.</p>
<p>Questa constatazione evidenzia un aspetto di più lunga lena: quello del rapporto che esiste tra politica e consenso.<br />
Non basta fare la cosa giusta; è necessario fare la cosa condivisa.<br />
Amato, da Presidente del Consiglio, fece la più grande opera di deflazione e di risanamento delle finanze pubbliche; Prodi, assieme a Ciampi, fecero in modo che l&#8217;Italia entrasse nell&#8217;area euro anche se i parametri stabiliti dall&#8217;Europa sembravano irraggiungibili per il nostro paese.<br />
Avere la moneta unica europea ci ha messo al riparo dal corrispondere interessi sul debito enormi; ha dato stabilità all&#8217;economia, alla bilancia dei pagamenti ed ha posto argine alla speculazione petrolifera.<br />
Se avessimo dovuto affrontare la bufera della crisi con la liretta avremmo dovuto portare al Monte di Pietà i quadri di leonardo e le sculture di Michelangelo per farci fare credito.</p>
<p>Eppure amministrare bene non basta anzi: a volte il buongoverno non â€œpagaâ€.<br />
Ne è un valido esempio il Prina, che fu ottimo ministro delle finanze della repubblica Cisalpina; eppure fu massacrato dalla folla inferocita, che lo ritenne responsabile del carovita e delle ristrettezze economiche.</p>
<p>In politica, Berlusconi docet, quello che serve è la comunicazione.<br />
Saper comunicare serve molto di più che saper fare e realizzare.<br />
Se guardiamo entro la questione rifiuti di Napoli, scopriamo che Bertolaso ( a cui nessuno disconosce capacità ed efficienza) non ha fatto altro che mettere in atto i progetti già predisposti da De Gennaro ( nominato da Prodi commissario ad acta)<br />
Però Berlusconi, da eccellente venditore, ha saputo dire quello che avrebbe fatto e fare quello che ha detto che avrebbe fatto.<br />
&#8220;di quello che fai e fai quello che dici&#8221; : un postulato che la sinistra non ha mai capito e posto in essere.</p>
<p>In un&#8217;azienda privata il valore di un direttore o di un amministratore delegato lo si evince dai bilanci; dall&#8217;analisi dei dati economici frutto delle scelte del management.<br />
In politica nessuno pone obiettivi da raggiungere né ha le capacità e gli strumenti per verificare il delta tra impegni assunti e risultati.</p>
<p>Dunque chi la spara più grossa, chi sa venderla meglio, vince.</p>
<p>Ormai Berlusconi, forte del suo enorme consenso può permettersi anche di fare citazioni strampalate: tanto nessuno osa contraddirlo.</p>
<p>Nella conferenza stampa conclusiva del G8 il premier ha citato Erasmo da Rotterdam e si è lanciato in dissertazioni sulla â€œfolliaâ€; sostenendo che ciò che è folle, benchÃ© da tutti considerato come tale, è spesso foriero di gratificanti evenienze.</p>
<p>Peccato che il tema della follia in Erasmo da Rotterdam e più ancora in Martin Lutero che ne introdusse il concetto aveva molto a che fare con la perdizione nella ragione della trascendenza della Croce di Cristo e ben poco nelle velleità mondane.<br />
Di sicuro non ha mai letto ne Erasmo ne Lutero; però che importa: fa molto in citarli.</p>
<hr />
Discussione aperta nel <a href="http://notiziedallinferno.com/forum/politica-nazionale/la-differenza/msg3374/#msg3374" target="_blank">Forum</a></p>
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		<title>Se ritorna il porto delle nebbie&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jun 2008 09:22:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mr.Wolf</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
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		<description><![CDATA[di GIUSEPPE D&#8217;AVANZO IL GOVERNO italiano può dichiarare una &#8220;guerra segreta&#8221; in violazione della Costituzione (art. 11: &#8220;L&#8217;Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali&#8221;)? A quanto pare, sì. Nel dicembre del 2001, il governo italiano e l&#8217;allora ministro della Difesa, Antonio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di GIUSEPPE D&#8217;AVANZO</em></p>
<p><strong>IL GOVERNO italiano può dichiarare una &#8220;guerra segreta&#8221; in violazione della Costituzione</strong> (art. 11: &#8220;L&#8217;Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali&#8221;)<strong>? A quanto pare, sì.</strong><br />
<strong>Nel dicembre del 2001, il governo italiano e l&#8217;allora ministro della Difesa, Antonio Martino, autorizzano l&#8217;intelligence militare (il Sismi di Nicolò Pollari) a pianificare, con funzionari della Difesa del governo americano, &#8220;azioni distruttive&#8221; utili a &#8220;un cambio di regime&#8221; in Iran. Lo documenta il Select Committee on Intelligence, la commissione bilaterale di controllo del Parlamento sulle attività dei Servizi Usa.</strong></p>
<p>Anche dalle nostre parti, vive un comitato analogo, con gli stessi oneri. Nella nuova formula prevista dalla recente riforma (3 agosto 2007), si chiama &#8220;<strong>Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica</strong>&#8221; (lo presiede Francesco Rutelli). L&#8217;art. 30 ne definisce le responsabilità: &#8220;Il Comitato verifica, in modo sistematico e continuativo, che l&#8217;attività del Sistema di informazione per la sicurezza si svolga nel rispetto della Costituzione, delle leggi, nell&#8217;esclusivo interesse e per la difesa della Repubblica e delle sue istituzioni&#8221;.</p>
<p>Ora, dopo aver letto le 52 pagine del Parlamento americano, ci si sarebbe aspettati un fiato, una parola, una pubblica dichiarazione. Con sprezzo del pericolo, addirittura un&#8217;interrogazione parlamentare o per lo meno &#8211; non fosse altro per dovere istituzionale (&#8220;verifica in modo sistematico&#8221;) &#8211; l&#8217;annuncio della convocazione del neonato &#8220;Comitato per la sicurezza della Repubblica&#8221;. Invece niente, il silenzio. Un silenzio rumorosissimo che lascia dietro di sÃ© il dubbio che qualcosa non funziona nell&#8217;impianto di checks and balances della Repubblica.</p>
<p>Il Parlamento dovrebbe essere contrappeso dei poteri dell&#8217;Esecutivo. Nel Parlamento, l&#8217;Opposizione dovrebbe vigilare sulle mosse della Maggioranza. Su tutto dovrebbe valere la parola della Costituzione. Se il sistema s&#8217;inceppa in modo così singolare anche di fronte a prove ed ammissioni, non c&#8217;è da essere sereni per il futuro. Di solito a questo punto si pensa la solita cosa: per fortuna, esiste il controllo di legalità che la Costituzione assegna alla magistratura.</p>
<p><strong>E, in effetti, un ufficio giudiziario avrebbe dovuto accertare, nel colpevole silenzio della politica, gli abusi e le illegalità dell&#8217;intelligence del II e III governo Berlusconi.</strong> La procura di Roma ha in carico, infatti, le indagini sull&#8217;ufficio Depistaggi&#038;Manipolazioni di via Nazionale 230, Roma. Come forse si ricorderà, nelle 11 stanze dell&#8217;appartamento &#8220;segreto&#8221;, Nicolò Pollari sistema una suo dirigente fidatissimo, Pio Pompa, che colleziona migliaia di dossier e appunti riservati destinati &#8220;all&#8217;attenzione del Direttore&#8221; (9.820 documenti informatici; 396 files che coinvolgono almeno quattro procure, Milano, Torino, Roma, Palermo e 203 giudici &#8211; 47 italiani &#8211; di 12 Paesi europei; 329 files &#8220;non riconducibili ad attività istituzionali&#8221;). Ãˆ da tempo che non si nutrono attese per l&#8217;esito di quest&#8217;indagine, ma solo un mago avrebbe potuto prevederne un esito che sorprende, imbarazza, umilia la fiducia nella magistratura.</p>
<p>Dunque, le scatole dei dossier irregolari non erano state ancora spacchettate del tutto e già, nel luglio del 2007, il procuratore Ferrara e il sostituto Saviotti si precipitano in Parlamento a dichiarare che quelle &#8220;carte&#8221; documentano, è vero, &#8220;la natura illegale&#8221; delle schedature, ma non &#8220;notizie idonee in sÃ© a ricattare o intimidire gli obiettivi del lavoro di dossieraggio&#8221;.</p>
<p>Il giudizio è alquanto precipitoso. Sollecita cattivi pensieri, soprattutto perchÃ© in contrasto con le accertate campagne di stampa denigratorie organizzate contro un drappello di magistrati con il materiale fangoso raccolto dall&#8217;&#8221;ufficio riservato&#8221; di Pollari, rilanciato poi nelle aule del Parlamento dalla maggioranza di governo, riproposto infine dall&#8217;allora ministro di Giustizia Castelli.</p>
<p>Ãˆ il caso, per fare un solo esempio, dell&#8217;offensiva politico-mediatica che investe tre magistrati (Perduca, Vaudano, Piacente) già destinati all&#8217;Ufficio europeo per la lotta antifrode (Olaf). Le perplessità della vigilia trovano spiacevole conferma ora che la Procura di Roma ha chiuso le indagini (firmano in tre, il procuratore Ferrara, l&#8217;aggiunto Ionta, il sostituto Saviotti). A Pollari e al suo fidato dirigente sarà contestato il reato di peculato: punisce il pubblico ufficiale che si appropria di &#8220;una cosa pubblica&#8221;.</p>
<p>Nel nostro caso, i computer, i documenti del Servizio, il telefono, le stanze di via Nazionale, forse. Pena prevista &#8211; l&#8217;uso improprio della &#8220;cosa&#8221; è &#8220;momentaneo&#8221; &#8211; da sei mesi a tre anni di reclusione. Con l&#8217;indulto, una bolla di sapone e hanno ragione gli avvocati di Pollari a dire che &#8220;la montagna ha partorito un topolino&#8221;.</p>
<p>Qui, quel che conta non è la possibile severità della sanzione, ma le ragioni che sostengono le conclusioni della Procura. Ãˆ vero, dicono le tre toghe, quel Pompa &#8220;acquisiva informazioni&#8221; e &#8220;redigeva analisi&#8221;, ma le informazioni erano &#8220;insignificanti&#8221; e &#8220;le analisi faziose&#8221;, comunque non tali da far ipotizzare la calunnia o altri reati perchÃ©, &#8220;anche se diffamatori&#8221;, quei testi non &#8220;travalicavano la sfera oggettiva del suo referente diretto&#8221;. Un modo contorto per dire che finivano soltanto nelle mani di Pollari, &#8220;il Capo&#8221;.</p>
<p>L&#8217;argomento dei tre pubblici ministeri dimentica e cancella la verità di fatti accertati. Non è un argomento abile o scaltro. Ãˆ soltanto spudorato, di quella sfrontatezza che lascia capire come, nella Procura di Roma di oggi, una volta definita con disonore &#8220;il Porto delle Nebbie&#8221;, siano indifferenti a che cosa si può pensare di loro, a che cosa si possa pensare della loro autonomia, indipendenza, imparzialità.</p>
<p><strong>Un solo esempio per capire.</strong> Giugno del 2006. Pompa chiede a Renato Farina, un giornalista pagato dal Sismi (è illegale), di scrivere una cronaca contro Romano Prodi, di cacciare il nome del presidente del Consiglio nella faccenda delle extraordinary rendition come il solo responsabile politico della svendita della sovranità nazionale (la Cia ha sequestrato a Milano un cittadino egiziano, si sospetta con l&#8217;aiutino del Sismi). &#8220;Ti mando un documento, poi ti dico come fare&#8230;&#8221;, dice Pompa a Farina.</p>
<p><strong>L&#8217;articolo è pubblicato venerdì 9 giugno 2006. Pagina 13 di Libero.</strong> Titolo: &#8220;Sorpresa, dietro le missioni Cia il visto di Prodi&#8221;. Sommario: &#8220;Rivelazione. Gli spostamenti dei servizi americani per catturare terroristi nel Vecchio Continente non sono state avallate da Berlusconi, come sostiene il Consiglio d&#8217;Europa, ma dalla commissione guidata dal Professore&#8221;.</p>
<p>L&#8217;operazione e il metodo di lavoro sono espliciti. Il creatore di favole bugiarde di via Nazionale estrae un documento dal suo archivio. Ne manipola il significato, addirittura la traduzione. Ordina al giornalista ingaggiato di deviare l&#8217;attenzione della pubblica opinione dalle responsabilità del governo Berlusconi alle decisioni di Romano Prodi. Farina esegue. Pompa racconta il buon esito della manovra al suo Capo che ascolta soddisfatto. Anche in questo caso la menzogna non &#8220;travalica la sfera oggettiva del referente diretto&#8221;? Per una Procura, che deve aver messo nel conto di vedere pregiudicata la sua credibilità, Pollari e il suo uomo devono rispondere soltanto dell&#8217;uso improprio del telefono. L&#8217;infamia pubblica che hanno riversato su Prodi, capo del governo? Per i tre pubblici ministeri deve essere stata soltanto un&#8217;irrilevante birbonata.</p>
<p>(9 giugno 2008) Fonte: <a href="http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/cronaca/sicurezza-politica-8/sicurezza-politica-8/sicurezza-politica-8.html">www.repubblica.it</a></p>
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		<title>Segreto di Stato, si aprono gli archivi&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Apr 2008 12:58:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mr.Wolf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Consultabili i documenti con almeno 30 anni. Pubbliche anche le carte su Moro ROMA â€” Segreto di Stato a termine e Â«liberazioneÂ» delle carte ancora riservate sul caso Moro. Alla vigilia delle elezioni il governo Prodi ha emanato lâ€™unico regolamento che poteva fare in attuazione della riforma dei Servizi di sicurezza; sugli altri non è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Consultabili i documenti con almeno 30 anni. Pubbliche anche le carte su Moro</strong></p>
<p>ROMA â€” Segreto di Stato a termine e Â«liberazioneÂ» delle carte ancora riservate sul caso Moro. Alla vigilia delle elezioni il governo Prodi ha emanato lâ€™unico regolamento che poteva fare in attuazione della riforma dei Servizi di sicurezza; sugli altri non è mai arrivato il parere del comitato parlamentare di controllo, e tutto è rinviato alla legislatura che verrà. Dalla prossima settimana, quando il decreto annunciato ieri dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Micheli sarà pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, <strong>il segreto di Stato non potrà durare più di trentâ€™anni</strong>. In origine saranno quindici, e di fronte ad esigenze particolari potrà essere reiterato una o più volte; la Â«durata complessiva del vincoloÂ», però, non dovrà superare il limite dei tre decenni.</p>
<p><strong>Sulla vicenda del sequestro e omicidio di Aldo Moro</strong> inveceâ€” di cui in questi giorni ricorre il trentennale, e <strong>su cui non esiste alcun segreto di Stato</strong> â€” lo stesso Micheli ha firmato una direttiva destinata a tutte le amministrazioni interessate per la completa declassificazione dei documenti. Â«<strong>Eâ€™ una decisione frutto di una precisa volontà di Prodi e del governo dovuta alla rilevanza del caso</strong>Â», spiega il sottosegretario. Ed è la parziale anticipazione di un altro regolamento &#8211; bloccato dallâ€™assenza del parere parlamentare &#8211; che garantisce la consultazione di atti di servizi segreti, polizia, carabinieri, guardia di finanza e altri uffici, tuttora classificati con diciture che vanno da Â«riservato Â» a Â«segretissimoÂ», in ordine crescente, senza più gli eventuali omissis. Alcuni giacciono negli archivi della commissione parlamentare dâ€™inchiesta sulle stragi (cessata nel 2001), altri in quelle delle diverse amministrazioni.</p>
<p>Che cosa ci sia di utile a svelare gli aspetti ancora misteriosi del rapimento e dellâ€™uccisione del presidente democristiano, ovviamente, si potrà scoprire solo dopo la loro lettura completa. Quello che in passato hanno potuto vedere i consulenti della commissione stragi (legati al vincolo della Â«non divulgazioneÂ») è stato considerato di scarso interesse, ma qualche sorpresa potrebbe arrivare. Â«Difficile immaginare di scoprire chissà quale deviazione istituzionale &#8211; osserva Micheli -, perchÃ© se queste cose sono state fatte è probabile che non sia stata lasciata traccia negli archivi. Nel caso Moro come in altre vicendeÂ». Quanto ai segreti di Stato, il nuovo limite potrà svelare vecchie vicende sulle quali allâ€™epoca fu imposto lo stop alle indagini dei magistrati, ma non è detto che ciò avvenga in tempi brevi. PerchÃ© la decorrenza dei trentâ€™anni non scatta dal momento del fatto di cui si parla, ma da quando il segreto è stato apposto, opposto e confermato dalla presidenza del Consiglio.</p>
<p>Dal 1977 &#8211; anno in cui è entrata in vigore la legge che imponeva la segretezza su Â«atti, documenti, notizie, attività e ogni altra cosa la cui diffusione sia idonea a recar danno allâ€™integrità dello Stato democratico Â» &#8211; ciò è avvenuto solo una dozzina di volte. Mai, ufficialmente e direttamente, nelle inchieste sulle stragi o il terrorismo (se non per aspetti marginali di esse), e a partire dal 1980. Questo significa che se, col nuovo regolamento, il prossimo capo del governo volesse prolungare al massimo i tempi a disposizione, la prima Â«cadutaÂ» di un segreto di Stato arriverebbe solo nel 2010. Troppe variabili restano in campo, anche dopo il varo del decreto Micheli, per fare previsioni attendibili. Â«Le inchieste giudiziarie ormai sono chiuse, siamo arrivati in ritardoÂ», lamenta Carlo Mastelloni, ex giudice istruttore di Venezia che indagando su traffici internazionali di armi, terroristi medio- orientali e altre vicende che coinvolgevano generali e colonnelli, è stato fermato diverse volte dal segreto di Stato. Consapevole che comunque, quello che gli si voleva nascondere non lâ€™avrebbe trovato negli archivi: Â«La vera arma tolta agli inquirenti è stato lâ€™arresto per falsa testimonianzaÂ».</p>
<p>Sono stati soprattutto i rapporti con il Medio Oriente in subbuglio a essere coperti. E in una delle relazioni redatte dalla commissione parlamentare chiamata Â«MitrokhinÂ», dedicata alla strage di Bologna del 1980, due consulenti affermano che tra il â€™74 e il â€™79 Â«vi fu un accordo tra governo italiano e organizzazioni terroristiche palestinesi finalizzato alla prevenzione e alla deterrenza di possibili atti terroristici nel nostro Paese, che è a tuttâ€™oggi coperto dal segreto di statoÂ». I consulenti si riferiscono a interventi governativi del 1984 e del 1988: nel primo caso per mettere una pietra sui rapporti con alcuni gruppi medio- orientali del capocentro del Sismi a Beirut Stefano Giovannone, inquisito nellâ€™inchiesta sulla scomparsa in Libano dei giornalisti italiani Toni e De Palo; nel secondo, per proteggere fonti coperte nellâ€™ambito dellâ€™indagine su una una fornitura di armi dallâ€™Olp di Yasser Arafat alle Brigate rosse. Volendo &#8211; e se qualcuno che ne avesse interesse lo richiedesse &#8211; il prossimo governo potrebbe già rimuoverli. Chissà se lo farà. Sembra invece destinato a durare a lungo, anche con la nuova disciplina, il segreto sui lavori effettuati a Villa Certosa, la residenza sarda di Silvio Berlusconi, imposto nel 2005 per esigenze di Â«protezione e sicurezzaÂ» dellâ€™allora presidente del Consiglio.</p>
<p>Giovanni Bianconi &#8211; 13 aprile 2008 Fonte: <a href="http://www.corriere.it/cronache/08_aprile_13/apertura_archivi_segreto_di_stato_279dbc7e-0936-11dd-84be-00144f486ba6.shtml">www.corriere.it</a></p>
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		<title>Confronto diretto: nel 2006 con Prodi &#8230; si è fatto</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Mar 2008 19:11:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mr.Wolf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sembra che in Italia sia impossibile arrivare a quello che dovrebbe essere il cuore della politica: il confronto diretto. Quello che chiunque riesce a &#8220;sentire&#8221; come la più naturale espressione del confronto politico, nel nostro paese sembra davvero impossibile. Eppure non è vietato, è solo regolamentato. Oggi ci sentiamo dire che il confronto diretto è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sembra che in Italia sia impossibile arrivare a quello che dovrebbe essere il cuore della politica: il confronto diretto.<br />
Quello che chiunque riesce a &#8220;sentire&#8221; come la più naturale espressione del confronto politico, nel nostro paese sembra davvero impossibile. Eppure non è vietato, è solo regolamentato.<br />
Oggi ci sentiamo dire che il confronto diretto è impossibile a causa della legge sulla &#8220;par condicio&#8221;. Ma questa legge, non vieta il confronto, lo regolamenta.<br />
Voglio dire: il fatto che esistano delle regole precise, siano esse restrittive o meno, è sufficiente ad impedire il confronto tra coloro i quali si vogliono presentare come guida del nostro paese? Non riescono a trovare il modo di farlo ? Se non riescono a fare questo, come pensano allora di essere in grado di risolvere i nostri problemi ?<br />
Dicono: siamo troppi (sic!), dobbiamo confrontarci tra tutti (mi sembra ovvio&#8230;), non esistono solo &#8220;loro due&#8221;&#8230;<br />
Tutto vero:<br />
1) siete troppi, concordiamo tutti&#8230;<br />
2) VOGLIAMO che vi confrontiate tutti&#8230;<br />
3) &#8220;loro due&#8221;&#8230; non sono soli, certo, ma non possiamo nasconderci il fatto che siano gli unici due a poter davvero dichiarare di aspirare veramente al &#8220;posto&#8221; perchè veramente ne hanno le possibilità, i numeri parlano chiaro&#8230;</p>
<p>E se invece di andare in giro a tutte le ospitate si sfruttassero le occasioni per fare dei confronti?<br />
Nel paese del calcio, non si è capito il concetto di &#8220;girone&#8221;? E&#8217; solo un problema di numero di incontri, tutto qui&#8230;</p>
<p>Intanto nel 2006 ci si è provato, bene o male è stato un inizio&#8230;.<br />
&#8230;speriamo che &#8220;i cervelloni&#8221; trovino una soluzione, ma il pensiero è che preferiscano non farlo&#8230;.<br />
27/03/2008 by Mr.Wolf</p>
<blockquote><p>Berlusconi vs. Prodi<br />
pubblicato: venerdì 03 febbraio 2006 da Malaparte in: <a href="http://www.tvblog.it/categoria/tg-informazione">TG / Informazione</a>Molto esauriente &#8211; mi dispiace per chi se la dovesse essere persa &#8211; la spiegazione a proposito della par condicio che è stata data oggi a Radio24, nello spazio curato da Santalmassi.<br />
Ci vorrebbe una spiegazione del genere in televisione, che precisi soprattutto come è regolata lâ€™apparizione dei politici in televisione nel periodo pre e in quello post par condicio. Ma non pretendiamo tanto, via.<br />
La notizia del giorno è comunque il fatto che Romano Prodi accetta di partecipare al confronto diretto con Silvio Berlusconi.<br />
Le regole sono ferree &#8211; dettate dalla legge -: i confronti fra i leader dei due schieramenti devono essere il primo e lâ€™ultimo di cinque (gli altri tre prevedono confronti fra altri esponenti delle coalizioni), arbitrati da un giornalista RAI e con la presenza di altri tre giornalisti scelti fra i nomi proposti dallâ€™uno e dallâ€™altro leader, tempi di risposta rigidi e cronometrati; i confronti possono essere trasmessi in contemporanea da emittenti private che ne facciano richiesta.</p></blockquote>
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