Sky palesa il conflitto d’interessi di Berlusconi.
La questione su Sky ha fatto esplodere ancotra una volta il bubbone che fino ad oggi il premier era riuscito ad “addormentare” anche grazie alla compiacenza di una sinistra che ha creduto, ingenuamente speriamo, alla possibilità di dialogo con quello che Moretti ha gustamente definito un “caimano”.
Perchè il conflitto d’interessi che aleggia su Berlusconi non è un’arma per abbatterlo, è il cancro che tramite lui sta distruggendo la nostra società.
E’ l’anomalia “maxima” del nostro sistema politico, è un’anomalia mondiale che (è di pochissimi giorni fa l’esempio Thailandese) neanche nei paesi, che definiamo con arroganza arretrati, è accettata.
Come sia possibile che da noi, paese tra i più industrializzati ed avanzati al mondo, tutto questo sia possibile, è incomprensibile, se non pensando in maniera malvagia (e forse, come diceva Andreotti, ci azzecchiamo).
Un veloce resoconto della IVA-Sky-Story.
Con una trovata temporalmente azzeccata (e che fa pensare al ben organizzata), giusto prima del Natale, il Governo Berlusconi decide di alzare l’IVA sulla pay-tv, che in Italia vuol dire Sky.
Sky che è l’unico concorrente di quella Mediaset che è proprietà del nostro Presidente del Consiglio.
Alla ovvia reazione dei consumatori e della proprietà di Sky, Berlusconi reagisce in due modi:
in primis, nega di saperne qualcosa, addossando la responsabilità della decisione al suo Ministro del Tesoro, speigandone l’azione come un normale recupero di fondi necessari alla bisogna del paese.
In seguito, con le sue tipiche capriole circensi, passa dal prendersela con la sinistra “che difende i ricchi” (innalzando quindi gli utenti di Sky al ceto superiore), ai giornali che, con il consueto stile “editto-riale”, definisce vergognosi: “Politici e direttori di giornali come La Stampa e il Corriere dovrebbero tutti cambiare mestiere, andarsene a casa“.
Per poi nascondersi dietro al dito della UE, sostenendo che “ci è stato chiesto dalla UE di parificare le aliquote IVA pena procedura di infrazione, già dai tempi di Prodi…”.
Da notare che quello che più ha “spaventato” Berlusconi non è stata l’opposizione, inesistente, della politica, ma la campagna mediatica lanciata da Sky con spot e con le dichiarazioni pre-partite di Ilaria D’Amico, volto conosciuto ed apprezzato della televisinoe a pagamento.
Infatti, il problema è stato colpire la rete che trasmette il calcio… ed in Italia toccagli tutto agli Italiani, tutto ma non il calcio!
Un clamoroso auto-gol, per uno che ha fondato il suo impero sulle televisioni e sul calcio…
Autogol che può essere spiegato solo con la presupponenza di non avere opposizione… senza fare i conti con un Murdoch, personaggio potente, straniero e non avvezzo a farsi mettere i piedi in testa, neanche dai politici.
Il colpo di grazia per Berlusconi arriva però dalla UE stessa.
Con una nota diffusa oggi, spiegano che
“La commissione – è scritto nella lettera – è del parere che le trasmissioni via etere (dvb-t, il cosiddetto digitale terrestre) debbano essere soggette ad una aliquota Iva ridotta identica a quella applicata alle stesse trasmissioni tramesse utilizzando le piattaforme tecniche dvb-c (cavo) e dvb-s (satellite) e che questo aspetto della legislazione italiana debba essere modificato”.
La portavoce del commissario Ue al fisco, Laszlo Kovas, ha ricostruito tutta la vicenda. “La Commissione ha ricevuto nell’aprile del 2007 un reclamo”, ha detto senza però indicare l’autore, che fonti di Bruxelles indicano in Mediaset (comportamento del tutto normale nella dialettica con l’Ue). In questo reclamo si denunciava la presenza di due aliquote diverse nel settore delle tv a pagamento, con alcuni che applicano l’Iva al 10% (Sky) e altri al 20% (Mediaset). “Quindi – ha proseguito la portavoce – come sempre la Commissione ha proceduto a fare le sue verifiche. Ricordo che nella direttiva Iva c’è un allegato in cui si dice che si può applicare un’Iva ridotta, ma assicurando la neutralità fiscale. Dunque – ha continuato – non ci possono essere aliquote diverse per uno stesso tipo di servizio”.
Argomenti tanto validi da avere spinto il governo Prodi, con una lettera del 29 gennaio 2008, a impegnarsi “ad allinerare” la tassazione. Qualche mese dopo, era l’11 aprile, Bruxelles scriveva a Roma sollecitando di applicare “un’Iva ridotta identica” del 10% tra il satellite, Sky, e il digitale terrestre di Mediaset. Poi ci sono state le elezioni e tutto è rimasto fermo fino al 3 ottobre, quando la Ue ha dato due mesi a Roma per modificare il regime fiscale. Pena una scomoda procedura d’infrazione contro il Governo. (fonte)
Quindi, vero che la UE ha indicato che le aliquote andavano pareggiate, ma verso il basso, verso quella che già era l’aliquota applicata a Sky!
Il Governo ha scelto invece la strada opposta, palesando in tutta la sua evidenza il conflitto d’interessi.
Perchè non regge la debolissima difesa (peraltro solo abbozzata per la sua evidente insostenibilità nei numeri) basata sul fatto che l’aumento colpisce anche Mediaset, ma in una misura infinitamente minore, visto che trasmette solo pay-per-view.
Ecco quindi che proprio la televisione ed il calcio, i settori che più hanno contribuito alla fortuna economica di Berlusconi, si trasformano nella più evidente dimostrazione di quello che si è sempre sostenuto: il problema politico italiano si chiama CONFLITTO D’INTERESSI.
Chissà se anche questa volta Berlusconi potrà contare sulla “generosità” della sinistra italiana, che, inspiegabilmente (…), non si è mai occupata di questo problema, neanche quando è stata al governo. E che anzi perferisce attaccare il proprio alleato Di Pietro quando questi pone l’accento sulla situazione anormale che viviamo.
Chi di televisione ferisce…
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