Schede, Bossi “pronto alle armi”
ROMA – Umberto Bossi minaccia di “imbracciare i fucili” se le schede elettorali non verranno ristampate. Walter Veltroni giudica le sue parole “indegne di un ministro”, poi insiste sulla formidabile “rimonta” del Pd e accusa Silvio Berlusconi di aver sollevato la questione del rischio-confusione nelle urne “perché ha paura di perdere”. Il Cavaliere replica che a essere preoccupata per le schede “è tutta la sinistra”, e che la rimonta di cui parla il leader del Pd è una “spettacolare bugia”. Pier Ferdinando Casini colpisce a destra e a sinistra e profetizza: “Dopo il voto i due grandi partiti si estingueranno”. Gianfranco Fini sposta il tiro sugli immigrati: “Nelle moschee del nostro paese la preghiera dev’essere in italiano”. A sei giorni dal voto si surriscalda la campagna elettorale. Veltroni in Puglia, Bossi in Piemonte, Berlusconi in Sicilia, Casini in Veneto, Fini nel Lazio. Il fair play cede il posto alle accuse reciproche che rimbalzano da una regione all’altra. Ad agitare gli animi, la polemica sulle schede elettorali. Mentre il ministro degli Interni, Giuliano Amato, dice: “Impossibile modificarle”.
Bossi: “Fucili contro la canaglia romana”. Parla a Verbania, sul Lago Maggiore, il leader della Lega e chiude il suo intervento con una delle minacce da lui più frequentate: visto che quella delle schede è “una vera porcata”, “se necessario imbracceremo i fucili contro la canaglia centralista romana” che avrebbe pensato anche “all’estremo inghippo delle schede, confuse, che inducono in errore l’elettore”. Invita i giovani padani “a fare molta attenzione” e a non sbagliarsi al momento del voto “ma noi, comunque – rassicura – terremo le cose sotto controllo”.
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