La famiglia
La professoressa Saraceno ha scritto che: “non c’è nulla di piu’ difficile che stabilire cosa sia la famiglia”. Sono d’accordo con lei. In proposito esistono parecchi riferimenti nella letteratura e spesso di segno opposto. Se non si riesce a definire bene che cosa sia, figuriamoci se si riesce ad individuare le cause della sua crisi. La Chiesa (è di queste ore un pronunciamento fermo di Benedetto XVI) non ha dubbi sul valore della famiglia “tradizionale” quale unica vera famiglia. Secondo il Giovanardi pensiero, ma non solo il suo, che si rifà al peggiore oscurantismo, i nemici della famiglia sarebbero da individuare nella secolarizzazione, nella laicità radicale e nelle devianze sessuali a cominciare dall’omosessualità.
Dunque no alle unioni gay; ma anche no alle convivenze. Per la verità sarebbe riduttivo pensare che anche in seno alla Chiesa non esistano “sfumature” diverse. Ho letto e apprezzato il parere in proposito del Card. Martini, che si può leggere in “Conversazioni notturne a Gerusalemme”. Ma al di là della visione religiosa della famiglia, appare grave che il potere politico non abbia una sua visione autonoma e, ancora peggio, che adotti atti discrimitarori che corrispondono piu’ a veti ideologici che a comportamenti uniformi alla Costituzione. Mi riferisco, in particolare, alle scelte della Regione Lazio, ai tempi di Storace; il quale decise tutta una serie di provvidenze per la famiglia, per esempio sussidi per l’acquisto di libri scolastici, ma solo a coppie “regolare”; dunque escludendo i figli delle coppie di fatto.
La crisi della famiglia ha radici lontane; assai prossime alla crisi del mondo contadino. Passata la stagione fascista e il bisogno di dare “figli alla Patria” così come “braccia all’agricoltura”, la famiglia lentamente decresce in numero, si frastaglia, si divide, si dissolve. Per la verità la dissoluzione è anche precedente e riguarda il grande fenomeno migratorio di un intero secolo che ha visto 27 milioni di italiani emigrare. Dunque la prima “botta” alla famiglia viene dalla mancanza di lavoro. La seconda, per quanto possa apparire strano, dalla televisione. Con la TV si interrompe quel circuito colloquiale che aveva caratterizzato la società delle “aje” o quelle del “ballatoio” nelle città industriali. La famiglia dunque, diventa sempre meno luogo di condivisione di cultura, di disciplinato apprendimento per i figli ma, semplicemente, un aggregato convenzionale dettato dallo stato di necessità.
Oltre a questo, la famiglia perde di peso per una crisi di ruoli. Spesso i genitori lo sono solo part time, perchè entrambi lavoratori.
Dunque altre figure “genitoriali” fungono da succedanei nei ruoli di accudimento della prole ed educativi; a cominciare dagli asili nido, scuole materne e via dicendo. Per tacere del ruolo dei nonni, significativamente mutato nel corso di questi anni. Insomma, l’argomento è complesso e presenta molte facce. Non ultimo il concetto stesso di famiglia in quanto luogo della riproduzione. Concetto ampiamente sostituito con quello di luogo degli affetti che, peraltro, non si esaurisce nella eterogeneità.
Di una cosa sono sicuro, tra le tante incertezze cognitive del fenomeno: è particolarmente banale individuare aspetti moraleggianti per additarli come cause del degrado e del declino della famiglia. Le ragioni sono altre e sono profonde. Ma, come sempre, ci si ferma a spiegazioni comode, accettate di buon grado dal senso comune.

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