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Il Ponte della discordia

Di Daniele, 08 Aprile 2009

In questi giorni di terremoto, come non pensare al terremoto di Messina e, per associazione di idee al costruendo ponte sullo stretto?

Il terremoto di Messina e Reggio Calabria, avvenuto il 28 dicembre del 1908 fu di magnitudo 7,1 della scala Richter, pari a 11, 5 gradi della scala Mercalli.
Provocò la distruzione totale delle due città e dei centri vicini.
I morti furono 80.000 a Messina , 40.000 a Reggio Calabria e altri 20.000 nei d’intorni, per un totale di 140.000 morti.
Fu una delle piu’ grandi tragedie del ’900.
Negli stessi posti è in programma che sorga il ponte.

Allora parliamone di questo ponte e dei tanti punti oscuri connessi alla costruzione.

La Società Stretto di Messina S.P.A. ( fonte il suo sito internet) evidenzia , tra l’altro i dati tecnici della costruzione:“Il Ponte di Messina sarà in grado di resistere ad un sisma pari a una magnitudo di 7,1 gradi della scala Richter e di affrontare venti con velocità superiore a 216 chilometri all’ora, avrà una vita di servizio di 200 anni.”
Già questo primo dato ci dice che, da un punto di vista sismologico, il ponte è progettato per resistere ad un terremoto pari a quello del 1908 ( 7,1 gradi Richter) dunque non vi sono margini di ulteriore sicurezza, eguagliando la soglia critica.
Questo, a mio avviso, è già un punto di forte allarme.

Tralascio gli aspetti di impatto ambientale, le polemiche sulle devastazioni connesse alla costruzione, la distruzione di biotopi di notevole interesse faunistico e floreale
Tralascio anche ogni altro dubbio tecnico; dando atto ai numerosi studiosi che hanno prestato la loro consulenza di avere fatto le cose per bene.

Vorrei solo concentrare l’attenzione sui costi.
Sempre dal sito della società concessionaria leggiamo: “Lo schema di finanziamento proposto dalla società “Stretto di Messina” non prevede l’erogazione di contributi a fondo perduto, né il rilascio di garanzie da parte dello Stato.
Infatti i finanziamenti dell’opera saranno assicurati da un aumento di capitale della Stretto di Messina di 2,5 miliardi di euro pari a circa il 40% del fabbisogno complessivo.
Il restante 60% sarà reperito con la tecnica della finanza di progetto (project financing), che prevede un risarcimento delle spese tramite le entrate che verranno dai pedaggi, quindi il progetto per buona parte risulta autofinanziabile.”

Beh, allora dove sta la polemica, se è tutto finanziato e finanziabile, perchè tanto “can -can” sulla distrazione di fondi pubblici in opere non prioritarie?

Cominciamo a chiederci cos’è questa Stretto di Messina S.p.A
Facciamo come la Gabanelli di Report ed andiamo a ficcare il naso.
La Società Stretto di Messina La Società Stretto di Messina è stata costituita l’11 giugno 1981 (a seguito della legge istitutiva 1158/1971) ed è concessionaria del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la progettazione, realizzazione e gestione del Ponte sullo Stretto di Messina. A partire dal 1° ottobre 2007 la società è controllata da Anas che ha una partecipazione al capitale sociale dell’81,848%.”

E l’ANAS, di grazia di chi è, dove prende i soldi se non dal denaro pubblico o dalle esazioni dei contribuenti?
Dunque, per l’81% di capitali privati, di gente che mette le mani in saccoccia e caccia liquidi nemmeno l’ombra.

sul fronte costi vi rimando allo studio , molto particolareggiato del Politecnico di Milano
www.astrid-online.it/–le-infra/Studi–ric/BRAMBILLA-Legge-Obiett-costi-ponte.pdf -

Dalla relazione economica del Politecnico riporto in particolare questo aspetto:
“Considerando la struttura concessoria che preveda l’esclusione dei collegamenti stradali e ferroviari
e l’affidamento del Ponte e delle opere ad esso propedeutiche si ha un investimento equamente
suddiviso tra capitale pubblico (49,1%) e capitale privato (50,9%) per un importo delle opere in
concessione pari a 3,41 Miliardi di .
Per gli investitori privati, il ritorno finanziario è assicurato dalla riscossione dei pedaggi dai veicoli
stradali e ferroviari in transito. Tale livello di ritorno finanziario è stato verificato, sempre
all’interno della stessa struttura concessoria, attualizzando il flusso di cassa dei costi
(d’investimento e di manutenzione) e dei ricavi (considerando i pedaggi indicati nello studio
dell’Advisor) nell’arco degli anni d’esercizio del Ponte (2012-2032 e 2012-2052). I risultati
indicano che in uno scenario di alta crescita economica il Saggio di Rendimento finanziario risulta
assai basso se la concessione è di 30 anni e che si modifica modestamente se la concessione ha una
durata di 50 anni.”

Prima grande bugia del governo: non è affatto vero che l’opera la fanno i privati coi loro soldi; al piu’ è prevista una divisione a metà dei costi.
Però, come afferma il Politecnico, il R.O.I ( return of investiment) sarebbe oltre i 30 anni con adeguati pedaggi e traffico costante. Solo dopo 50 anni di esercizio i privati potrebbero, con molta probabilità, iniziare a conseguire l’utile.
Ora chi è quell’imprenditore che investirebbe ingenti capitali, sapendo che il suo investimento ritornerebbe solo dopo 50 anni?
Evidentemente agli italiani si raccontano un sacco di balle.

Salto alle conclusioni ( relative alla parte economica, del documento del Politecnico di Milano)

“Conclusioni
Con le considerazioni fino ad ora esposte sono tre le conclusioni che si possono trarre dall’analisi
costi – benefici:
• Analisi economica: l’indicatore di convenienza economica rimane fortemente negativo se
riferito ad uno scenario con concessione trentennale, e solamente con eccezionali condizioni
favorevoli nell’arco di 50 anni, si ha un’inversione del segno
• Analisi finanziaria: i risultati ridimensionano la fiducia che sembra valere per molte opere
pubbliche circa il ruolo della finanza di progetto (ricorso a capitali privati)
• Usi alternativi dei fondi pubblici: nell’ambito di previsioni realistiche dell’andamento
dell’economia e dei traffici, i maggiori benefici sociali si hanno riducendo l’impegno delle
finanze pubbliche e lasciando l’accesso al Ponte soggetto a pedaggio
Nonostante i risultati manifestino un’inesistente validità trasportistica del Ponte sullo Stretto di
Messina la decisione di realizzare questa infrastruttura può prescindere dagli esiti dell’analisi costi –
benefici e considerare la modifica della rete infrastrutturale con il collegamento stabile, come un
intervento animato da altre motivazioni, la cui trasparente giustificazione rimane di esclusiva
competenza politica.”

Traduzione: il ponte è una boiata pazzesca sotto l’aspetto imprenditoriale ed utilitaristico, però può avere un significato politico ( e solo questo) Dunque, farlo o non farlo dipende SOLO dal consenso che porta al Governo che ne delibera la costruzione.

Buona lettura.

P.S. Pensierino della sera: a pensare male si fa peccato, ma a volte ( con Berlusconi sempre) ci si azzecca

Discussione aperta nel Forum di Notizie dall’Inferno


     

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2009