Il federalismo, la madre di tutte le battaglie della Lega.
Stavolta ci siamo, adesso lo facciamo… dice la Lega.
Berlusconi ce lo ha promesso… però…
Però non arriva mai.
Populismo. Continuare a “sbandierare” il federalismo come stendardo sotto cui raggruppare il popolo padano, si sta trasformando in un pericoloso boomerang per la Lega.
Non si può continuare a “parlarne” e basta, aspettare Berlusconi ed i suoi comodi.
Perchè ? Perchè intanto sono già stati tagliati i fondi ai comuni.
Gli è stata tolta quella che era veramente l’unica tassa federalista che serviva ai comuni come l’aria che respiriamo: l’ICI.
Una tassa che i comuni raccoglievano “in loco” ed utilizzavano direttamente per le loro necessità locali.
Ora non l’hanno più… ma i soldi in sostituzione di quelli che gli sono stati tolti, quei soldi promessi, non arrivano… come non arriva il federalismo.
Demagogia: sostenere che si potesse togliere l’ICI e che i comuni non ne avrebbero risentito perchè… ci avrebbe pensato il Governo.
Era pura propaganda elettorale, che insieme alla questione Alitalia ha permesso ad uno solo di raggiungere il suo obiettivo. Ora tocca agli altri pagare il conto.
Perchè l’economia, i conti, la matematica non aspettano i tempi della politica, soprattutto di quella populistica e demagogica.
Dimostrazione ? Lo hanno dimostrato ieri i sindaci dei comuni veneti, roccaforte della Lega, he si sono recati tutti insieme a Roma a contestare i loro esponenti politici.
400 (quattrocento…) sindaci che si sono rivoltati contro il federalismo “fittizio” di Bossi e Calderoli.
E non sono neanche stati ricevuti da nessun esponente della Lega.
Del resto, cosa avrebbero potuto dire Calderoli o Bossi ? Solo: ce lo ha promesso… dipende da lui… se lui vorrà…
In pratica: non non contiamo, obbediamo e basta. Ogni tanto abbaiamo, ma ci basta un richiamo e …
ROMA – Ieri il Veneto si è ribellato alla Lega. All’improvviso gli ha dato una manata in faccia, le ha graffiato il volto e sporcato la bandiera. Una ribellione straordinaria, durata meno di dieci ore, sentita e parecchio partecipata. Il nord est ha sfilato da piazza Venezia a Montecitorio: 400 fasce tricolori, 400 sindaci veneti in marcia contro il federalismo di Bossi e Calderoli.
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Dei 550 sindaci veneti 450 (ma cinquanta sono rimasti a casa) hanno sottoscritto l’appello a fregarsene di Bossi e correre a Roma per chiedere uno storno secco, una modifica breve alla legge, un emendamento semplice e veloce: il governo deve restituire ai comuni il 20 per cento delle tasse che i cittadini residenti pagano a titolo di Irpef. Semplice no? “Sono soldi nostri”, ripete il sindaco di Legnago.
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Praticamente l’azienda Veneto sta per fallire, i municipi al collasso. I più grandi si fanno aiutare dalle anticipazioni di cassa. I più indebitati hanno fatto corsi accelerati di trading e hanno conosciuto i contratti derivati. I comuni italiani sono infestati di titoli-spazzatura. Milano, Napoli, Roma. Dalle metropoli l’infezione sta scendendo verso le città medie, il monitoraggio presenta zone di rischio crac. Catania è già sottoterra. La piazza ribolle: “Perché i soldi a Catania? Basta con gli sprechi, al sud sappiamo come amministrano. Noi siamo virtuosi e siamo sempre bastonati. Diamo cento e raccogliamo trenta. E’ ora di finirla”.
Leghismo senza la Lega, Nord est senza San Marco. “La rivolta è nata per merito del vicesindaco di Crespano, sul Piave. In pochi giorni ci siamo organizzati e siamo venuti giù”. “E’ la rivolta del Piave, questa, ma adesso inizieremo a contattare gli altri colleghi, quelli lombardi e i piemontesi“.
(2 ottobre 2008) Fonte: repubblica.it
E non mi si venga a dire che questi sono sindaci “comunisti”… solo sindaci creduloni e gabbati.
Berlusconi, Bossi, calderoli, federalismo, lega
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