Alitalia, 31 luglio 2008: il punto.
Finalmente, dopo tante ipotesi, indiscrezioni e rumors, Berlusconi ha fatto sapere qual’è il suo piano per Alitalia:
Divisione in due società, una da affondare con i debiti, l’altra da rilanciare con i nuovi investitori.
La nuova società, avrà una dotazione iniziale di un miliardo: 300 milioni grazie al prestito ponte del Governo e 700 milioni dalla cordata italiana. Gli investitori che ufficialmente scenderanno in campo per il salvataggio del vettore italiano sono Ligresti, Benetton e l’armatore Gianluigi Aponte.
Nella nuova società, entrerà anche Toto, ma non direttamente con AirOne, essendo questa già troppo indebitata…
La scelta del partner internazionale resta invece rinviata ad un secondo momento.
Il problema maggiore da risolvere, è la questione esuberi:
saranno almeno 5.000 i posti di lavoro da tagliare.
Però – ha aggiunto il presidente del Consiglio – i sindacati non dovranno mettere il bastone tra le ruote, «altrimenti salta tutto».
Quindi, dopo aver cavalcato l’onda dei sindacati nel momento in cui si trattava con AirFrance e si parlava di 2000 posti da tagliare lanciandoli “contro” l’opzione di vendita e facendo fallire la trattativa, millantando la possibilità di mantenere la compagnia in vita, dopo averli illusi ed ottenuti i voti che gli servivano, ecco che adesso “restituisce” il favore arrivando a più che raddoppiare quei tagli.
Perchè era ovvio che dei tagli ci fossero.
Non esiste nessun piano serio di “risanamento” che non passi per una riorganizzazione che comprende anche riduzioni di personale. E’ nell’ordine delle cose, ma la strumentalizzazione che il cavaliere ha operato, ha prodotto i suoi risultati, complici un sindacato miope ed illuso, come neanche un bambino avrebbe potuto.
Dunque il Cavaliere si è detto «assolutamente ottimista» per il salvataggio della compagnia di bandiera. «C’è – ha affermato entusiasta – il piano, c’è la soluzione, ci sono i soldi, tanto che ho dovuto dire molti no. Certo – ha ribadito secondo quanto riportano le stesse fonti – non si potranno tenere tutti i dipendenti, si cercherà un modo indolore per salavaguardare il maggior numero di persone, ma è chiaro – ha concluso – che questa è l’unica operazione che si può fare»
Fonte: ilsole24ore.com
Quindi, adesso è l’unica cosa che si può fare… è chiaro… chissà come mai quando c’era di mezzo AirFrance questo non era così chiaro.
E la famigerata cordata ? Quella di cui ha tanto “parlato” (nel parlare non lo batte nessuno…) ?
Che fine ha fatto ? Chi sono i tanti imprenditori italiani a cui ha dovuto dire di no ?
A quanto pare, sono rimasti in pochi…
Benetton, il principale, oltretutto ha espresso qualche perplessità, perchè non ama essere tirato per la giacchetta:
è bene spiegare a che punto è la questione Alitalia: ci è stato chiesto di partecipare alla cordata italiana e in via di principio riteniamo di poter dare il nostro contributo al rilancio della compagnia di bandiera, ma non abbiamo ancora visto un piano industriale, dei numeri o una proposta concreta da Banca Intesa. Non solo: non è pensabile che il piano abbia successo senza la presenza di un partner internazionale disposto a intervenire subito, non tra un anno o due. Forse, la soluzione migliore sarebbe stata quella di vendere ad Air France. Purtroppo le cose sono andate diversamente. Bisogna ricordare comunque che come gruppo dobbiamo valutare con attenzione il possibile conflitto di interesse, data la partecipazione posseduta in Adr, e che i soci di Sintonia hanno ovviamente diritto di voto, oltre che di veto, sugli investimenti significativi.
Fonte: ilsole24ore.com
Quindi: “potremmo” partecipare per “italianità”, ma a queste condizioni:
- vedere il piano industriale (che ancora, a quanto ammette lui stesso, ancora non è pronto);
- ci vuole un partner internazionale immediatamente (a trovarlo…), non fra due anni…
- potrebbe esserci un conflitto di interesse per il Gruppo Benetton (ma in questo Berlusconi è maestro..)
Mi chiedo : la cordata sta arrivando… ma nessuno l’ha ancora vista…
Avranno preso un volo Alitalia ?



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